La storia dei soprannomi più particolari delle squadre di calcio

La Sirena Partenope rappresentata in una fontana a Piazza Sannazzaro
La Sirena Partenope rappresentata in una fontana a Piazza Sannazzaro

Nel calcio, forse più che in qualsiasi altro sport, ogni squadra è legata indissolubilmente alla propria terra, ai propri colori ed alla propria storia. E’ da questi, quasi sempre, che hanno avuto origine i soprannomi con cui i calciatori che vestono una determinata maglia vengono identificati; a volte, nel determinare l’identificativo di una compagine, ci si richiama semplicemente alle tinte sociali (i “rossoneri”, i “viola”, piuttosto che i “Reds” o i “Blues” guardando al calcio d’oltremanica), altre ai simboli di questa o quella compagine (gli “aquilotti” o i “lupi” che si dividono Roma, ma anche i “Dragoni” del Porto o le “Volpi” del Leicester, per andare anche oltre i nostri confini), altre ancora, questo soprattutto nel nostro Paese, a una terminologia arcaica che affonda le sue radici nella storia e nelle tradizioni della città (i “meneghini”, i “ducali”, i “felsinei”). A volte, tuttavia, un determinato soprannome è stato affibbiato nel corso del tempo ad una società calcistica per motivi più particolari ed a seguito di storie anche a volte curiose ed intriganti da raccontare.

ATALANTAIn Italia, pensando ai team della nostra attuale Serie A, è da citare sicuramente l’appellativo “partenopei” dato ai calciatori del Napoli, il quale rinvia al mito legato alla fondazione della città in epoca Greca. Partenope, stando alla leggenda, era una delle sirene che tentarono di ammaliare Ulisse col loro melodioso canto e che, quando il re di Itaca riuscì a sfuggirgli grazie ai consigli che aveva ricevuto dalla Maga Circe, per la delusione si suicidarono in mare. Il corpo della mitologica creatura marina fu portato dalle correnti fino all’isolotto di Megaride (dove oggi è sito Castel dell’Ovo, ndr) e, quando i pescatori recuperandolo lo portarono sulla terraferma, si dissolse dando vita alla morfologia del territorio napoletano. Sono nella mitologia anche le radici della “DeaAtalanta, nome scelto dai fondatori della squadra di Bergamo proprio per la loro passione nei confronti della cultura classica. Essa era la dea della velocità, la quale disse al padre che avrebbe accettato in sposo solo chi sarebbe stato capace di batterla in una gara di corsa; a riuscirci fu tale Melanione, il quale gettò delle mele d’oro sul tragitto che la ragazza si fermò a raccogliere, in modo che il promesso sposo potè tagliare per primo il traguardo. Rimanda anche alla Magna Grecia, ma stavolta alla storia umana e non a quella divina, il “pitagorici” con cui vengono indicati i calabresi del Crotone, in omaggio ad uno dei più celebri crotonesi di sempre, Pitagora, i cui teoremi sono ancora parte fondamentale di qualsiasi libro di matematica in tutte le scuole del mondo.

imagesAndando a curiosare, invece, sui nomignoli più curiosi presenti nei massimi campionati stranieri, partiamo dall’Inghilterra, che al football diede i natali. L’Arsenal, tra le principali squadre di Londra, prende il nome dal fatto che fu fondata da un gruppo di operai di una fabbrica di armamenti sita nel Sud-Est della capitale inglese; il simbolo dei biancorossi, così, non poteva che essere un cannone, da cui inevitabile nacque l’appellativo di “Gunners”. Particolare è anche “Spurs”, nome che si riferisce da sempre ai bianchi del Tottenham, squadra originaria del quartiere ebraico della city londinese; il nome completo del team è Tottenham Hotspur, in omaggio ad Henry Percy detto Hotspur, nobile britannico vissuto in epoca medievale in quelle zone e citato anche nell’Enrico IV di Shakespeare. Il signorotto, pare, fosse appassionato di combattimenti tra galli, che soleva fornire di speroni (in inglese, appunto, “Spurs”). Passando all’Everton, infine, il “Toffes” con cui vengono indicati giocatori e supporters dei blu di Liverpool sembrerebbe trovare la sua ragion d’essere nel fatto che, quando la squadra si trasferì a Goodison Park, nelle immediate vicinanze dello stadio era presente un negozio di dolciumi, il “Mother Noblett’s Toffee Shop“, che rimaneva aperto anche durante gli incontri della squadra di casa.

Cruijff con la maglia dell'AjaxCurioso, in Germania, il caso del Bayer Leverkusen; fondato nel 1904 a seguito di una petizione di 170 lavoratori dell’azienda farmaceutica Bayer, il club prese non a caso la denominazione di “Werkself” (i lavoratori), ma nel tempo, divenendo sempre meno rilevante la componente operaia a scapito di quella dello sponsor, è diventata più spesso “Le aspirine”. In Portogallo, invece, il Benfica è accomunato alla Lazio dal simbolo dell’Aquila, che va anche ad individuare i rossi di Lisbona, così chiamati. E se per quanto riguarda i biancocelesti la scelta del fiero animale del cielo rimanda irrimediabilmente alla grandezza dell’Impero Romano, anche per quanto riguarda i portoghesi il volatile potrebbe avere origine dallo splendore che la capitale lusitana ebbe già in epoca Romana; i Romani, infatti, amavano particolarmente Lisbona, definendola addirittura principessa dell’Impero, forse anche per il fatto che, come Roma, la città affacciata sul fiume Tago è sviluppata su sette colli. Pare, invece, che il soprannome”Lancieri” in riferimento all’Ajax, squadra olandese che forse più di tutte in Europa ha cambiato il calcio tra la fine degli anni ’60 e la prima metà dei ’70 grazie all’allenatore Rinus Michels ed al genio inarrivabile di Joan Cruijff, sia semplicemente un’invenzione di un giornalista sportivo italiano che, non sapendo come definire i giocatori biancorossi, prese spunto dalla lancia di Aiace Telamonio, sovrano Acheo che secondo la tradizione combattè i Troiani al fianco di Ulisse ed Achille, presente sullo stemma della squadra di Amsterdam.

ATLETICO MADRID VS. REAL MADRIDAnche la Spagna è una terra in cui la fervida fantasia di tifosi e cronisti sportivi ha dato vita a soprannomi più che particolari. Se è semplice intuire le ragioni del “merengues” abbinato ai “blancos” del Real Madrid da un giornalista spagnolo ben prima che il club vicino alla casata reale spagnola divenisse in anni recente “i Galacticos”, a causa del colore bianco della divisa sociale, ben più articolata è la spiegazione del “Colchoneros” (materassai) proprio dell’altra squadra di Madrid, l’Atletico. A seguito della guerra civile che insanguinò il paese nel corso degli anni ’30, la Spagna attraversò un periodo non certo semplice dal punto di vista economico, nel quale, per mantenere bassi i costi di produzione, i materassi erano soliti essere rivestiti di una fodera di non eccelsa qualità a righe bianche e rosse; colori, questi, che l’Atletico aveva adottato già dal 1912, sostituendo la maglia originaria bianca e blu. E se il Barcellona è generalmente chiamato “Barca” o “blaugrana”, merita sicuramente approfondimento un altro nomignolo, meno noto al giorno d’oggi, identificativo della compagine catalana: “los cules” (i sederi). L’origine di tale definizione va rinvenuta al tempo in cui la squadra giocava al vecchio stadio Les Corts nel quale, essendo spesso e volentieri tutto esaurito, chi non trovava posto a sedere si sistemava sul muro perimetrale della struttura, mostrando involontariamente dunque il posteriore ai passanti.

L'Estadio Monumental di Buenos Aires
L’Estadio Monumental di Buenos Aires, casa del River

Ma la patria della letteratura legata ai soprannomi delle squadre è sicuramente il Sud America, ed in particolar modo l’Argentina. Se a Buenos Aires il derby più acceso è storicamente quello tra “Los Millionarios” del River, intuitivamente il club della borghesia ricca della capitale, e gli “Xeneizes” (genovesi) del Boca, fondato nel quartiere portuale di Baires da un gruppo di emigrati italiani di origine ligure, la storia più particolare è quella legata alla rivalità tra le compagini di un’altra città argentina: Rosario. A Rosario la sfida tra Central e Newell’s Old Boys è più che una semplice partita, assumendo caratteri quasi mistico-religiosi; ad inizio Novecento, nella città che fu del “Che Guevara prima ancora che di Messi, una terribile epidemia di lebbra colpì la popolazione, tanto che l’Ospedale Carrasco, struttura sanitaria cittadina, organizzò una partita di beneficenza tra i due club per raccogliere fondi utili per sostenere le cure degli infetti. Il giorno dell’incontro, però, mentre i rossoneri del Newell’s non ebbero problemi a presentarsi al campo, il Central annullò l’impegno senza preavviso. Da quel momento e per sempre, i gialloblù per i rivali sono “Le canaglie”, mentre gli avversari, che prendono il nome dal fondatore inglese Isaac Newell ed i colori sociali dalle bandiere di Gran Bretagna e Germania, essendo la moglie di costui tedesca, per gli uomini del Rosario sono nient’altro che “I lebbrosi”.

Bruno Marchionibus

 

Bruno Marchionibus
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