LA STORIA DI UN UOMO VINCENTE

Sono in tanti quelli che si divertono a parlare, o in alcuni casi a sparlare, di Rafa Benitez senza conoscerne la storia. Eppure basterebbe andare sul suo sito ufficiale per leggere la biografia scritta completamente di suo pugno. Per chi non l’avesse ancora letta, di seguito riportiamo le parti più importanti che a nostro giudizio danno la misura e lo spessore di una gran bella persona oltre che di un grande allenatore di calcio.

Nato il 16 aprile del 1960 a Madrid da padre tifoso dell’Atlético e madre che invece teneva a cuore le sorti del Real, Benitez durante la sua adolescenza praticò, oltre al calcio, vari altri sport: basket, pallamano, nuoto e judo, lottando sempre per vincere e portando diverse medaglie a casa. Quando non era impegnato nello sport o con lo studio, al quale teneva particolarmente, si dilettava con i giochi in scatola di strategie militari e con gli scacchi.

Il sogno di Benitez di far parte del magico mondo del calcio iniziò ad avverarsi quando, all’età di 13 anni, entrò nell’Accademia del Real Madrid attraverso una competizione chiamata Social Tournament. Fu poi inserito nelle fila del Castilla U-15, una squadra di riserve del grande Real che quell’anno diventò campione di Spagna.

La grande passione per il calcio, però, non lo distrasse mai dagli studi. Riuscì infatti a laurearsi in Educazione Fisica all’INEF di Madrid e, proprio durante il periodo universitario, nel 1979, passò dall’U-18 alla terza squadra del Real. Fu allora che ricevette una “comunicazione speciale”: era stato scelto per partecipare alle Universiadi in Messico con la nazionale spagnola dell’università. Purtroppo, però, durante la manifestazione s’infortunò al ginocchio e dovette restare fermo per sei mesi. Una volta rientrato non riuscì mai a riprendersi completamente e, dopo diverse esperienze in altre squadre spagnole, decise, a soli 26 anni, di rinunciare alla carriera di calciatore.

Appena laureato iniziò a lavorare come insegnante di educazione fisica. Poi, nei cinque anni successivi, fece il direttore tecnico in alcune palestre e l’allenatore dell’Accademia prima, e dellU-18 poi, del Real Madrid il cui direttore tecnico era Vicente Del Bosque. Con quella squadra vinsero due coppe e un titolo di lega in tre stagioni. Fu allora che Benitez capì che la sua carriera stava decollando.

Dopo un’esperienza in seconda divisione sulla panchina del Castilla CF, fu nominato assistente di Del Bosque con la prima squadra del Real Madrid. Eppure, nonostante la grande soddisfazione di sedere accanto al tecnico dei “Blancos”, decise di lasciare la storica società madrilena per trovare la sua strada. Fu così che, dopo aver allenato non senza problemi il Real Valladolid e l’Atletico Osasuna in seconda divisione, ebbe l’opportunità che cercava: L’Extremadura FC credette in lui e lo scelse come allenatore per centrare la promozione. Obiettivo che raggiunse grazie alla passione, alla cura dei dettagli e al sistema che stava sviluppando.

Poi fu la volta del Tenerife, squadra da riportare in Liga dopo la retrocessione. Quella seconda divisione fu la più difficile degli ultimi anni ma Benitez e il suo staff centrarono ancora una volta il traguardo battendo il Leganés in una finale epica. Il giovane allenatore era ormai pronto per confrontarsi ad alti livelli.

Firmò così il suo primo contratto importante con il Valencia, dove in tre anni vinse due volte il titolo della Liga e una Coppa Uefa superando squadre del calibro di Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid e Siviglia.

Ma poiché il sogno di Benitez era sempre stato quello di allenare in Premier League colse al volo la proposta del Liverpool e nel 2004 firmò per i Reds. L’esperienza inglese fu un susseguirsi entusiasmante di successi e trionfi tra i quali il più importante fu senza dubbio la magica notte di Istanbul, quando batté il Milan dopo una storica rimonta, che gli permise di alzare la Coppa dei Campioni. Ma dopo sei stagioni esaltanti capì che la sua avventura con il Liverpool era giunta al capolinea.

In cerca di nuovi stimoli accettò nel 2010 la proposta dell’Inter dove vinse la Supercoppa Italiana e il Campionato del Mondo per Club. Ma tali risultati non soddisfecero la società nerazzurra che non lo considerò idoneo per continuare a guidare il team tecnico.

Dopo l’esperienza milanese tornò a casa nel Merseyside dove contribuì insieme alla moglie alla nascita della “Fondazione Carità Montse Benitez” per raccogliere fondi da condividere con i diversi centri di carità del Merseyside e nella penisola del Wirral.

Dopo poco tornò ad allenare. Il Chelsea Fc gli affidò la panchina. Il suo metodo produsse nuovamente i risultati sperati e con grande orgoglio personale e professionale alzò al cielo, insieme al suo staff e alla squadra, un altro trofeo: il 15 maggio 2013 l’Europa League tornò a Londra. Al termine della stagione i Blues si classificarono al terzo posto che dette loro la certezza di giocare in Champions.

Da Luglio 2013 siede sulla panchina della SSC Napoli, dove ha vinto la Coppa Italia conquistata a Roma lo scorso 3 maggio contro la Fiorentina (1-3).

Roberto Rey

 

 

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