LA TV NON BASTA PIÙ, IL BUSINESS TORNA ALLO STADIO

Milan, Roma e Udinese si sono messe sulle sue tracce della Juventus che in pochi anni ha quintuplicato i ricavi grazie al nuovo stadio.

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Il Sindaco De Magistris e il Presidente del Napoli De Laurentiis

Un interessante articolo di Paolo Griseri, pubblicato su Repubblica.it, fa capire quanto sia importante l’evoluzione verso lo stadio di proprietà per una società di calcio che voglia aumentare i ricavi e ottenere risultati sportivi di primissimo piano. Essendo l’argomento di grandissima attualità a Napoli, dove continua la querelle tra il Comune e la SSC Napoli, Contropiede Azzurro propone un estratto dell’articolo in questione che potrà essere letto integralmente cliccando sul seguente link.

Estratto dell’articolo pubblicato su Repubblica.it:

Nell’ultima stagione giocata all’Olimpico, il vecchio stadio comunale utilizzato per le cerimonie delle Olimpiadi invernali del 2006, lo stadio in affitto aveva reso alla società bianconera 11 milioni di euro. Nella scorsa stagione ne ha resi 51, un incremento del 500 per cento. E i vantaggi non sono solo economici: è un fatto che dalla stagione 2011-2012, la prima in cui è stato utilizzato lo stadio di proprietà, lo scudetto è stato sempre vinto da una squadra che fosse proprietaria dell’impianto…

Quando andò a visitare il cantiere, nel 2010, Alessandro Del Piero confessò ai vertici della Juventus: “Questo impianto vale almeno 5 punti a campionato”. Lo stadio rende soldi, fa fare punti e dunque rende ancora di più.

Non per caso l’esempio della Juventus, unico caso italiano simile a quello delle squadre inglesi che per prime hanno cominciato a giocare in impianti propri, comincia ad essere seguito da altre società. Non è sempre facile. Per ragioni diverse la Roma e il Milan, che sembravano vicini a una svolta, sono ora fermi al palo. E oggi il traguardo si avvicina solo in provincia…

La maggior parte delle squadre di Serie A non solo non ha lo stadio ma non sta nemmeno pensandoci. Nella migliore delle ipotesi siamo ai plastici, alle conferenze stampa dei presidenti che servono a far sognare i tifosi ma non producono reddito…

Una delle caratteristiche dei nuovi stadi di proprietà è quella della riduzione dei posti disponibili. Per due ragioni. Nell’era della tv a pagamento e della copertura totale di ogni angolo del campo con nidi di telecamere, la corsa allo stadio non è più quella di una volta. Rendono molto di più i diritti tv dello sbigliettamento. Nel bilancio dell’ultima stagione della Juventus, nonostante il notevole incremento delle entrate legate al nuovo stadio, il botteghino è solo la terza voce per ordine di importanza nella colonna dei ricavi…

Il secondo motivo della riduzione dei posti è l’effetto bomboniera garantito da stadi più piccoli. I 40 mila posti dello Stadium sono un terzo in meno degli oltre 60 mila garantiti dal Delle Alpi, l’impianto sulle cui ceneri è stato costruito l’attuale. Analogamente il progetto del nuovo stadio della Roma non va oltre i 60 mila posti contro i 75 mila dell’attuale Olimpico. La riduzione della capacità unita al fatto di destinare esclusivamente al calcio i nuovi impianti ha finito per avvicinare fisicamente il pubblico ai giocatori…

Eppure l’evoluzione verso lo stadio di proprietà è uno dei passaggi obbligati per una società sportiva. L’aumento degli utili e dei punti può valere la spesa…

Lo stadio di proprietà rende punti e soldi. Al punto che un advisor come Goldman Sachs ha inviato in Europa il signor Greg Carey con l’obiettivo di convincere le società di calcio a emettere bond, naturalmente garantiti da un pool di banche individuato da Goldman Sachs, per finanziare la costruzione di un nuovo stadio di proprietà. Oltre a Milan e Roma, in Italia nel mirino del signor Carey ci sarebbe anche la Fiorentina di Della Valle…

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