La VAR è ancora in rodaggio ma solleva polveroni fastidiosi

serie-a-calcioNon ci fosse la VAR, forse sarebbe passato sotto silenzio l’ennesimo aiutino ai bianconeri. E invece quel braccio di Berdardeschi ad accogliere un pallone in area, così pure la la carezza di Benatia a Pavoletti sono esibiti quali prove di un atavico vassallaggio. Qualcosa si muove e dovrebbe essere la stessa società bianconera a ribellarsi: oggi è una squadra forte che può vincere grazie all’esperienza, all’ampia rosa e alla personalità innegabile. Però sono emerse anche accuse di razzismo, collusione con la ‘ndrangheta, con un Agnelli perdonato ma pur sempre sospettato. Situazioni che corrodono non certo i tifosi di fede bianconera che non hanno un città di appartenenza, sparpagliati come sono ovunque nel territorio italico: ma tutto ha un limite e anche la classe arbitrale può cominciare a sottrarsi al peso psicologico imposto per anni. La VAR è ancora in rodaggio e può soltanto essere perfezionato l’uso, tuttavia metterla ancora in discussione è come dire che i vaccini sono dannosi. Candela o lampadina; treno o cavallo; segnali di fumo o telefono: più o meno siamo lì e la VAR potrà nel tempo abbattere dell’85 per cento anche le cattive idee.

Appena una settimana prima da quell’area Nord che è Italia, vennero critiche feroci per il braccio di Mertens in area senza confrontare tale circostanza con quel fallo su Koulibaly sbattuto a terra in area. Nulla. Conviene a tutti i salotti e alle Pay Tv indicare la nuova forza del campionato come privilegiata.

Comunque, finita la prima parte di un campionato molto interessante è bene fare un confronto tra le aspettative dell’estate e le verità espresse in campo. Per le prime due posizioni non ci sono molte sorprese e il Napoli è in testa di un sol punto grazie anche all’ultimo scivolone di Calvarese. Dietro invece sorprende il calo di rendimento dell’Inter, che parte con la 5^ marcia e poi decelera com’è stato anche nel recente passato. Anche la Roma cala pur dovendo considerare i grandi cambiamenti avvenuti: il dopo Totti, Di Francesco atteso con un mitra puntato, Salah sacrificato in nome del bilancio ed una società presente e non presente.

Il Milan è la vera sorpresa risucchiato nelle parti basse della classifica e che con Rino Gattuso prova a rialzarsi senza convinzione.

C’è poi la Lazio delle meraviglie con quel cannoniere di nome Ciro, che De Laurentiis non volle acquistare a 8 milioni.

La sorpresa più evidente però è la crescita di molte “piccole” che sono partite malissimo e che invece hanno trovato gioco e coraggio nell’affrontare le grandi. Il Chievo, il Cagliari, il Crotone, il Verona ed oggi anche il Benevento diventano all’occasione schegge impazzite che mettono in dubbio i tre punti già destinati.

Si ricomincerà il 21 gennaio proprio con l’anticipo indigesto a tutti (ore 12,30) con Atalanta-Napoli : il Regno (che è esistito) andrà in Padania (che non esiste) per proseguire il percorso; alle 18 si giocherà Cagliari-Milan, alle 20,45 Inter-Roma e il lunedì sera Juve-Genoa.

Tredici giorni di pausa, troppi secondo Maurizio Sarri, che possono però dare al Napoli una nuova forza in attacco con l’arrivo di Simone Verdi o Deulofeu, sempre in attesa del rientro di Milik e Ghoulam che a marzo, mese decisivo, potrebbero assicurare l’ampia rosa propria dei top club.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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