La vittoria del Napoli ad Anfield – perché di vittoria si tratta – è stata una reazione possibile in campo neutro, lontano dai veleni nostrani

Non è sfuggito ai tifosi juventini il post del vice-direttore di Rai Sport, Enrico Varriale che questa mattina ha scritto: “Non me ne vogliano i tifosi della Juventus ma anche stasera a Praga in Slavia-Inter abbiamo visto un’applicazione corretta del Var che ha posto rimedio a un errore arbitrale evidente. Quello che sabato scorso a Bergamo non è stato fatto“.

E il Napoli ha grandissima, atavica esperienza, più volte denunciata nei decenni, addirittura da Luiz Vinicio, (‘o Lione) nel dover subire metri diversi di giudizio in corsa di partita. Talvolta si reagisce meglio e con più forza, talvolta meno, ma le batoste finiscono per farsi sentire e per far emergere una cattiveria che nasce dall’impotenza. Chiunque ricorderà Napoli-Roma (2-4) come fu giocata alle 20,45 dopo la vittoria all’ultimo minuto della Juventus sul campo della Lazio, oppure la famosa “sconfitta” in albergo dopo lo scandaloso arbitraggio di Inter – Juventus (2-3). Un altro scudetto sfumato: un’altra ingiustizia a segno. E le ingiustizie piegano le gambe e bloccano la testa: la vittoria del Napoli ad Anflield – perché di vittoria si tratta – è stata una reazione possibile in campo neutro, lontano dai veleni nostrani, dove è emersa la napoletanitudine più profonda: i giocatori diventano “involtolati” dall’atmosfera stessa della città che alterna amore, odio, giustizia, ingiustizia, proclami, urla e hanno reagito così togliendosi i paccheri dalla faccia.

Così siamo noi: il brivido dell’adrenalina, le emozioni forti, le grandi imprese come la creazione della Finanza com’è stato accertato dopo l’incredibile scoperta fatta nell’immenso archivio storico del Banco di Napoli. (quello che ci hanno scippato) accertando che la carta moneta, la girata e lo scoperto bancario sono nati a Napoli e non alla Royal Bank of scotland come erroneamente attribuito fino ad oggi. Ed è noto che i primi pompieri fondati nel 1806 con il nome di Corpo dei Pompieri o pompieri Borbonici erano napoletani? Ed è noto ciò che può oggi la chirurgia nell’ospedale Pascal? O nell’ospedale Santobono? O la Fondazione Telethon?

Sarebbe un capitolo senza fine per un discorso molto semplice che potrebbe sintetizzarsi in “troppo clamore nel silenzio” com’è anche nel piccolo mondo del calcio: finalmente anche il presidente Aurelio De Laurentiis, nel complimentarsi con la squadra, ha scritto un twitt eloquente:” Adesso tutti a testa bassa a lavorare duro e a considerare le prossime partite come se tutte fossero contro il Liverpool. Non dobbiamo oggi parlare di misure societarie con i giocatori. Queste vicende le risolveremo tra noi senza pressioni o condizionamenti esterni #ADL”.

Ed è il caso che anche i tifosi, che sanno essere intelligenti, accolgano l’invito di De Laurentiis e smettano di cercare colpevoli, nati a Napoli o in Belgio o in Spagna. Una grande squadra ha un grande pubblico che sa reagire in modo razionale ai momenti di crisi lasciando da parte gli sport estremi come il jumping di scarso valore commerciale e sportivo. E’ accaduto qualcosa di serio, ma per i mass media, Napoli è una cassa di risonanza importantissima se dà segnali di cedimento. L’Inter ha fatto l’impresa in Champions, il Napoli un gol senza gorgheggi per un pari utile.
Diana Miraglia

 

Diana Miraglia
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Giornalista

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