L’ammutinamento dei calciatori non è una novità

Il rifiuto da parte della squadra del ritiro imposto dal presidente De Laurentiis non è stato certo il primo caso di ammutinamento dei calciatori, e probabilmente non sarà l’ultimo.

La storia del calcio è piena di episodi in cui i giocatori hanno fatto fronte comune dando luogo a contestazioni clamorose nei confronti di società o allenatori.

Sempre a Napoli, nel 1988 il portiere Claudio Garella ad una giornata dal termine del campionato lesse un comunicato con cui la squadra attaccava l’allenatore Ottavio Bianchi; il campionato fu perso a vantaggio del Milan (ma al momento del comunicato era già compromesso), ed al termine della stagione ci fu l’epurazione dei presunti leaders della rivolta: Garella, Bagni, Giordano e Ferrario.

Negli ultimi anni, pur senza arrivare a comunicati ufficiali, in serie A si sono avuti spesso casi di squadre apertamente schierate contro il proprio allenatore: gli episodi più eclatanti sono stati quelli dell’Inter di Pioli, che si è rivoltata contro il proprio allenatore dopo una serie di risultati negativi, e quello del Palermo, dove una furiosa lite tra il capitano Sorrentino e l’allenatore Ballardini ha originato l’ammutinamento di tutta la squadra nei confronti del tecnico ravennate. In entrambi i casi le rivolte si sono concluse con l’esonero dell’allenatore.

Altri esempi clamorosi di rivolte dei giocatori hanno si sono verificati oltre i nostri confini e hanno riguardato club e personaggi stranieri di grande prestigio.

Nel 1988 il presidente del Barcellona Josep Lluís Núñez Clemente (noto ai tifosi del Napoli per essere al vertice del club blaugrana all’epoca della trattativa per l’acquisto di Maradona) dovette affrontare la rivolta dei propri giocatori, che addirittura convocarono una conferenza stampa presso

l’Hotel Hesperia in cui erano in ritiro per chiedere le sue dimissioni. La rivolta si concluse con la cessione, a fine stagione, di quasi tutti i calciatori (rimase solo il portiere Zubizarreta), ma quello fu il punto di partenza per la creazione del leggendario dream team di Johan Cruijff, che fu ingaggiato come allenatore proprio nei giorni della rivolta.

Un altro episodio famoso di insubordinazione dei calciatori riguardò il mito del calcio inglese Brian Clough, che fu ingaggiato dal Leeds United in sostituzione del precedente allenatore Don Revie, nominato C.T. dell’Inghilterra.

Tra Revie e Clough c’era sempre stata grande rivalità, ed i giocatori del Leeds, che erano rimasti legati a Don Revie, attaccarono Brian Clough imputandogli di aver sempre detestato il Leeds e addirittura accusandolo di cercare di danneggiare la squadra di proposito. L’ammutinamento fu guidato dai calciatori Joe Jordan e Gordon McQueen e dopo nemmeno due mesi dalla nomina Clough fu esonerato.

Il tecnico si rifece ampiamente negli anni successivi vincendo un campionato e due Coppe dei Campioni con il Nottingham Forest.

Ma anche a livello di squadre nazionali si sono registrati casi di “rivolta” dei calciatori, tra cui quello che probabilmente può essere considerato il primo ammutinamento della storia del calcio:

nel 1924 la grande Ungheria dell’epoca, a seguito di una protesta dei propri giocatori nei confronti dei dirigenti federali, venne contro ogni pronostico battuta dall’Egitto.

Nel 1993 fu la volta della Russia: dopo l’ottenimento della qualificazione ai Mondiali negli Stati Uniti, 14 giocatori russi tra cui il capitano Igor Shalimov, chiesero con una lettera alla Federcalcio Russa di rimuovere il C.T. Pavel Sadrin sostituendolo con il precedente commissario tecnico Anatolij Bysovec.

La protesta, che alla fine si rivelò un pretesto per ottenere premi più alti e portare al Mondiale gli sponsor personali invece dello sponsor unico della Nazionale russa, si concluse con la richiesta alla FIFA da parte della Federazione Russa di squalificare i 14 giocatori “congiurati”. Sadyrin fu confermato C.T. e Shalimov non venne più convocato.

Nel 2010 fece clamore il caso della Francia ai mondiali in Sud Africa: il C.T. Domenech dopo una lite con Anelka lo caccia dall’allenamento; a questo punto i giocatori, che già erano in aperta polemica con il tecnico sin dalle partite di qualificazione, rifiutano di allenarsi ed emettono un comunicato stampa con cui attaccano la Federazione e Domenech, che definiscono incapace di allenare. La Francia concluderà il Mondiale mestamente, ultima nel proprio girone, e Domenech subito dopo verrà licenziato.

Sempre ai Mondiali, ma questa volta nel 2018 e proprio in Russia, è l’Argentina ad ammutinarsi contro l’allenatore Sampaoli. Dopo un pareggio ed una sconfitta, con il rischio di essere eliminati al primo turno, i calciatori scaricano il tecnico e decidono di autogestirsi: l’Argentina supera il girone ma viene eliminata agli ottavi di finale.

Prima del mondiale va ancora peggio all’Italia, che non riesce nemmeno a qualificarsi: dopo la sconfitta con la Spagna, i giocatori si schierano contro il tecnico Ventura e, pur senza emettere comunicati ufficiali, arrivano ad organizzare una riunione di spogliatoio prima della partita decisiva con la Svezia senza avvisare l’allenatore, che si dice abbia poi comunicato la formazione ai calciatori addirittura via whatsapp. L’Italia purtroppo non ce la fa comunque, e Ventura viene esonerato.

Questi sono i casi più eclatanti, ma vi sono stati numerosi altri episodi di “insubordinazione collettiva” che hanno riguardato squadre e calciatori meno famosi e che hanno avuto come denominatore comune l’attacco alla società e/o all’allenatore. Nella quasi totalità dei casi però gli effetti della protesta sono stati assolutamente negativi ed hanno portato addirittura ad un peggioramento dei risultati.

Con queste premesse, di fronte alla situazione che si è venuta a creare nel Napoli si deve sperare che tutte le parti in causa abbiano il buon senso di fare un passo indietro e di giungere se non ad una riconciliazione perlomeno ad una tregua che possa durare fino a giugno e consentire a società, allenatore e squadra di centrare almeno gli obiettivi minimi stagionali.

Franco Marchionibus

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