L’antitifo azzurro è di moda

In epoca di gilet colorati, ecco anche “i gilet azzurri”. Forse non ci hanno ancora pensato ad indossarli, ma nei fatti sono degli arrabbiati perché il Napoli non vince un trofeo. Si parla evidentemente dei tifosi che disertano lo stadio, di quelli che riempiono il web di insulti, di quelli che recitano la parte dei disincantati. Sono quelli che hanno capito tutto: oggi si accorgono che il calcio è malato e che “il sistema” stabilisce ogni cosa. Inoltre si accorgono oggi che il San Paolo è indegno palcoscenico; e, novità assoluta, che il Presidente non vuole comprare i campioni. Tanta rabbia modaiola incompatibile con la razionalità: pur odiando l’eterna rivale Juventus. E’ anche superfluo ricordare alla nuova categoria “gilet azzurri” che San Siro (e non solo) è quasi sempre gremito in ogni ordine di posti; che i costi dei biglietti per le gare del Napoli sono diventati estremamente popolari. E’ superfluo ricordare che il Napoli è competitivo da otto anni consecutivi in Italia e in Europa; è inutile ricordare che un dossier sulla Juventus presentato alla FIFA documentava almeno 20 partite su cui sarebbe stato importante indagare. E’ inutile ricordare come la squadra più titolata d’Italia sia inciampata nella ‘ndrangheta.

Perché non si va allo stadio? Perché lo stadio è indecente. Perché la Juventus è irraggiungibile. Perché il sistema è malato. Perché non ci sono obiettivi in campionato, ed è rimasta la sola Europa League da centrare. Addirittura qualche arrabbiato accusa la Società di mirare all’Europa anziché al campionato per soldi, mentre lo scorso anno, gli stessi, accusavano Sarri di aver tralasciato ogni ambizione in Europa per centrare lo scudetto. Far pace con se stessi non è facile, nè è facile, per questi tifosi urlatori, godere del gioco del Napoli che non riesce a vincere pur dominando. Sirigu 9, Ospina 1: dovrebbe far riflettere solo questo dato per applaudire i giaguari azzurri.

Nicola Mora, ex difensore azzurro, a Canale 21 ha espresso la sua opinione: “Io giocavo in un Napoli che aveva 70mila spettatori in C, ora ha il tecnico italiano più grande, una squadra forte con grandi giocatori, l’unica che ha provato a tenere la super-corazzata Juventus. Vedere uno stadio così è doloroso e difficile da capire, forse i motivi sono tanti perché è difficile indicarne uno. A Milano con 20 punti dietro vanno, non capisco perché i napoletani abbiano abbandonato la squadra che si sta ricostruendo”.

Due gare, con la Fiorentina e con il Torino, dominate per tutti i 90 minuti finite in parità: i tifosi veri provano un vero dolore, ma applaudono e, ancora una volta, analizzano i motivi del mancato pieno successo: la sfortuna, la stanchezza, gli infortuni, il modulo e il solito arbitro che sembra programmato dal sistema. Si ragiona e si applaude. Si tifa per dire alla squadra, tutti insieme: a che serve “un giorno all’improvviso. Poi me ne andai”?

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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