L’arte della provocazione

Tempo di bilanci: un 2018 ricco di emozioni, bel gioco, sogni, tanti, e, infine, anche delusioni cocenti. Ma tutto è alle spalle: questa notte si brinderà e con i calici alzati si dirà BUON ANNO! E buon anno sia anche per lo sport più amato nel mondo che troppi sporcano con le azioni e intenzioni. L’eco dei fatti accaduti nella città che vanta la migliore qualità di vita, sono ancora negli occhi e nella mente. Poi la pausa penserà a mettere a tacere le coscienze. Quelle coscienze che invocano il Vesuvio,( vulcano quiescente ma mai spento) per ragioni incomprensibili a chi tifa per amore, e che preparano sempre il terreno delle provocazioni. Ci penseranno poi i grandi commentatori delle Tv a pagamento (anche con i soldi dei napoletani), di mamma Rai, dei salotti per soli competenti, dei giornali confettino e delle incursioni di “critici” che vivono di dichiarazioni al veleno. Così campano. Un sussulto nello stomaco, un’aritmia incontrollabile, un’ira che ribolle nella testa: ma restano i veleni che vanno ad accumularsi a quelli storici. Inter – Napoli di oggi entra di diritto nel dossier delle storiche partite giocate a San Siro, lì dove c’è sempre nebbia.

Nella serata di Santo Stefano, il Napoli ha tentato di accendere la luce, pur sempre con il timore che viene dal passato. Tutti i tifosi con i capelli bianchi ricordano tanti episodi ancor oggi poco chiari, a cominciare da quell’Inter – Napoli del 21 dicembre 1975 che apparve a tutti una beffa. Il Napoli e la Juve erano in testa alla classifica e l’Inter era staccata di 8 punti. San Siro è avvolta dalla nebbia, ma si gioca. Al gol di Boninsegna risponde quello di Juliano: è 1-1; la nebbia si fa sempre più fitta e il panorama è spettrale ma la partita è finita. Finita? Al 90° l’arbitro Menegali di Roma ha una visione e ritiene che Facchetti abbia segnato il gol della vittoria che nessuno vide (youtube per credere).
Tre anni prima invece, il Napoli era stato scippato da un arbitro molto famoso, tal Sergio Gonella di Asti; e l’episodio lo ha ricordato “la” firma graffiante più autorevole di Napoli, Giuseppe Pacileo. In un’amabile conversazione in esclusiva per Contropiede Azzurro,  prima che raggiungesse in cielo i grandi del giornalismo, Pacileo ripercorse quel giorno: “Era il 21 marzo ma Milano non se n’era accorta. Il Napoli arrivava a San Siro staccato di due punti dall’Inter e tre dal Milan. L’impresa era possibile e ancor più dopo il gol del vantaggio segnato da Altafini e l’espulsione di Burgnich; alla ripresa, però – continua Pacileo – vidi Gonella parlottare con Mazzola e Boninsegna e ad alta voce, in tribuna stampa, dico: “La prima palla in area del Napoli, fischia il rigore”. E al 12° Panzanato allarga le braccia e finalmente può accadere quel che doveva accadere. È stata la prima volta che ho temuto per la carriera di Zoff che aveva uno sguardo omicida”. E in effetti proprio l’olimpico, serafico Dino Zoff aveva confidato a Romolo Acampora (del Mattino) “ora lo ammazzo”. Una rissa, tante polemiche, l’Inter agguanta il Milan e il Napoli finirà terzo. Ma finanche nel 1987, Ferlaino dovette constatare che il vizietto persisteva: l’arbitro Longhi aveva convocato nella sua stanza Altobelli e Trapattoni nell’intervallo della partita. Perché? Anche la verità nella nebbia.”

Diana Miraglia

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Giornalista

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