Lasciamo lavorare Ancelotti, diamo tempo alla rosa che diventi gruppo

E’ stato un banco di prova molto importante quello sostenuto dal Napoli di Ancelotti sconfitto a Dublino dal Liverpool. I vice campioni Champions sono più avanti nella preparazione avendo lo stesso tecnico alla guida che nulla doveva modificare tatticamente, mentre il Napoli, com’è per ogni passaggio di consegne, deve trovare ancora il “suo” gioco. Il calendario è dalla parte del Napoli e ciò che vede Ancelotti nessun tifoso o giornalista riesce a cogliere. Maurizio Sarri, dopo tre anni, ancora scriveva, prendeva appunti per ogni sbavatura che andava corretta. Carlo Ancelotti ha incontrato il Napoli tutto (giocatori, staff medico, magazzinieri, legali, ds, addetti alla comunicazione ecc) appena un mese fa dovendo innanzitutto capire l’aria che si respirava per entrare nella testa dei giocatori prima ancora che nelle gambe. Sicuramente l’ostacolo più duro da affrontare e superare è stato (ed è) il pubblico, i tifosi che saranno pure i più calorosi e vicini alla squadra, ma sono anche “troppo troppo tutto”.
Un clima perenne di sfida al presidente, un rimpianto per un tecnico che doveva ancora “riflettere” il 20 maggio, un tecnico, Carlo Ancelotti, “top” per l’intera Europa, divenuto lecchino per non alzare la voce, un’attesa costruita ad arte per dimostrare che soltanto Cavani porebbe salvare il Napoli.
I nuovi tifosi che mai hanno realmente hanno seguito le vicende del Napoli calcio non possono apprezzare un periodo così lungo fatto di successi e di stabilità. “Vogliamo vincere” è l’urlo del tifoso che ama la maglia azzurra, ma può diventare un grosso limite nel programmare il domani: comprare, comprare, comprare per poi vendere. Qualcuno ricorda nella storia recente i risultati conseguiti da Moratti o Berlusconi?
Oggi si guarda alle “cinesi” come alle più agguerrite antagoniste della Juve: eppure l’Inter ha conquistato l’accesso ai gironi per una folata di fortuna passata al 90° minuto dell’ultima partita di campionato. Il Milan è stato salvato perché è squadra che ha un passato glorioso. Il Napoli ha perso uno scudetto perché la Juventus ha più santi nel paradiso terrestre. Su questo punto tutti (con le dovute eccezioni) sono d’accordo, eppure, in contraddizione con se stessi, i tifosi accusano il presidente di non aver “vinto”.
Nessuno dimentichi quanti mugugni per l’arrivo di Sarri a Napoli, né delle prime gare: nessuno dimentichi quanto il tecnico dei record sia stato protetto da De Laurentiis mentre la piazza già pensava che il torrone non lo avrebbe mangiato.
Così, oggi, i post vaticini, parlano di torrone o al più di struffoli: invece sarebbe opportuno lasciar lavorare Carlo Ancelotti; lasciamo che la rosa del Napoli diventi gruppo, lasciamo che Ancelotti possa provare il gioco senza pensare al risultato. Che i tifosi facciano i tifosi.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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