L’ultima visita al Bentegodi fu una vittoria del Napoli, corsi e ricorsi storici

 

L’ultima vittoria del Napoli a Verona risale a novembre del 2015 con un secco 2-0. Fino al 21° del secondo tempo, la squadra scaligera aveva eretto un muro di contenimento, ma Hamsik accese la luce con un assist al bacio e Insigne il fuoco con uno stop e tiro col pallone ad accarezzare il palo. Lorenzo era indiziato per la sostituzione: lento e mai in partita, appariva nervoso anche per i tifosi scostumati e patetici, privi di fantasia, piatti come un fiume che si prosciuga, a urlare le solite stolte banalità oleografiche perché ciascuno ha la propria oleografia. Comunque il Bentegodi si ammutolì. E pure Mandorlini, il signore dell’oleografia insultante. Poi Higuain fece breccia nel muro per la seconda volta e la depressione avvolse i poveri veronesi.

pecchiaOra si va dall’11 dell’avvocato: Fabio Pecchia, un signore in campo e un signore in panchina che non gradisce la volgarità. Si temono incidenti nonostante abbiano una curva chiusa per episodi precedenti sempre uguali a se stessi. Pregiudicati dell’antisportività i veronesi dovrebbero dimostrare d’essere cresciuti, d’essere pronti a combattere sportivamente e il Signor Napoli dà loro questa possibilità.
Di quel Verona battuto due anni fa, resta il solo Pazzini che in 15 sfide contro il Napoli ha segnato una sola volta, e ci sarà anche il neo-acquisto Alessio Cerci che in 10 sfide mai ha potuto esultare. Viceversa Marek Hamsik è, tra i giocatori in attività, quello che ha segnato di più alla prima giornata: ben 7 gol, mentre Callejon ha segnato sempre contro il Verona al San Paolo e non ancora in trasferta.
Ma certamente l’incontro più interessante sarà quello con Fabio Pecchia che pur nato a Formia ha rappresentato l’amore per la maglietta azzurra. Arrivò a Napoli a 20 anni nel ’93 e sotto la guida di Lippi divenne un centrocampista moderno che riusciva a verticalizzare il gioco con velocità. Divenne il capitano degli azzurri e avrebbe voluto restare con quella maglia tatuata, ma ragioni di bilancio indussero al sacrificio: fu ceduto alla Juve per 10 miliardi tornando tra le braccia di Lippi.
Anche come allenatore, accanto a Benitez, ha respirato Napoli, lavorando molto e in totale oscurità.
Un professionista serio che dallo scorso anno viaggia da solo e che quest’anno affronterà la Serie A con tante responsabilità e tanto realismo. “Loro sono una Ferrari – ha dichiarato in un’intervista -; noi un prototipo”. E a chi gli ha chiesto dell’obiettivo salvezza: “Cosa farò se ce la faremo? Un tuffo nel lago”.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
Informazioni su Diana Miraglia 2002 Articoli
Giornalista

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