Ma che dice Presidente?

I film panettoni fanno registrare spesso record d’incasso; non sempre accade ai film impegnati come ad esempio un capolavoro di Monicelli, “Un borghese piccolo piccolo” prodotto da Luigi ed Aurelio De Laurentiis. Aurelio De Laurentiis, appunto, produttore cinematografico e Presidente della Società Calcio Napoli che conserva ancora una cultura “padronale” che stride con l’essenza stessa della cultura.

Nel dopo gara a Madrid, una sua intervista ha prodotto malumore non solo nei grandi condottieri, Sarri&company, ma soprattutto nei tifosi. Perdere al Bernabeu a testa alta era nelle cose. Che la sconfitta abbia prodotto un po’ di delusione peraltro gestita con malinconica e sorridente fiducia, senza rabbia, è stato evidente. Nessun tifoso ha rimpianto di aver speso tanti quattrini pur di esserci.

Grazie De Laurentiis di esistere; grazie per aver permesso al Napoli di essere di scena al Bernabeu. E non bastasse, c’è ancora il “secondo” tempo da giocare. Chissà che cosa darebbero il Barcellona e l’Arsenal per una gara di ritorno con il risultato di Madrid. E allora? Perchè quelle esternazioni? Perchè un’altalena di critiche che si sovrappongono a elogi ? Se Sarri fa bene, lei lo ha scelto e difeso. Fa male, se ne distacca con la pretesa di dirigere un film.

E’ venuto direttamente da Dimaro dove, dopo dieci anni ha messo nuovamente gli sci ai piedi, per rilassarsi mentre una città preparava l’EVENTO. E’ questo che tiene talvolta lontani i tifosi da lei che, pure ha detto, “è bello sentirsi amati”: i tifosi vorrebbero un Presidente “tifoso” viscerale. Non può essere così perché tifosi si nasce “dentro” una famiglia di tifosi. Padri, zii, fratelli, nipoti, padrini tutti uniti verso emozioni sconosciute ai non tifosi Ed è così per i milanisti, interisti, romanisti. Non così per gli strisciati sparsi nel mondo senza radici men che meno tra i torinesi veri.

E allora sarebbe venuto il momento che il padrone diventasse Presidente: in una stanza senza cimici dicesse la sua al tecnico, ai giocatori e pure al magazziniere. In una stanza, non sul palcoscenico. Le esternazioni del dopo gara, fuori luogo e imbarazzanti per un uomo di cultura – secondo le sue parole – hanno messo in difficoltà colui che appena fino a ieri aveva ricevuto elogi per il suo lavoro. Inoltre se i tifosi devono dire “grazie Presidente” ricordando che 1) da sette anni il Napoli è stella d’Europa, 2) che nessuna squadra oltre la multinazionale strisciata, può vantare bilanci in ordine, 3) che grandissimi campioni hanno onorato la maglia azzurra, e allora anche il Presidente De Laurentis deve ringraziare i tifosi di aver spinto dalla C questi azzurri per sentimenti diversi da quelli di un Presidente-padrone, ovvero l’amore per l’azzurro. A questo punto ricordare ancora gli inizi del suo percorso è come pretendere a vita riconoscenza: ora si deve voltare pagina perché quella decisione di comprare un Napoli che non esisteva, è speculare: al Presidente ha dato luce dei riflettori per i “panettoni” ed ai tifosi ha dato una squadra da amare.

E nel dopo partita di Madrid tutti i tifosi avrebbero gradito sentire il Presidente che ringraziava pubblicamente Sarri, i giocatori (dotati o non dotati di cazzimma) ed i tifosi. Non è stato così.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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