Maradona, solo post-mortem la verità: per la Cassazione non era un evasore fiscale
La Corte di Cassazione ha stabilito che Diego Armando Maradona non è (stato) un evasore fiscale e non ha debito con il fisco. Post mortem è giunta la sentenza di una telenovela che coinvolge il Fisco e Maradona da una sentenza del 2005 della Corte di Cassazione che ufficializzava il suo stato di evasore con un debito di 36 milioni. Equitalia divenne il suo persecutore : nel 2006 gli fu confiscato un orologio Rolex da 11mila euro, successivamente un paio di orecchini dal valore di 4.000 euro.
Solo briciole solo briciole che oggi dovrebbero far riflettere coloro che hanno sempre rifiutato di ascoltare le parole di Diego. A novembre è cambiato tutto e nell’ordinanza della sezione tributaria civile, si legge: ““Se si negasse a Maradona la possibilità di intervenire nel giudizio dinanzi alla commissione tributaria centrale, per beneficiare del condono cui ha beneficiato la Società, vi sarebbe una palese assenza di tutela effettiva del contribuente, che non avrebbe alcuna altra possibilità di far valere le proprie ragioni in altra sede, con il verificarsi di una vera e propria denegata giustizia”.
”A Maradona gli atti del fisco non furono mai notificati, in quanto l’ex giocatore del Napoli non era più in Italia”: è quanto ha urlato Diego più volte senza essere ascoltato, anzi additato non solo per la polvere bianca ma anche per essere un grande evasore. Si rassegni chi lo ha odiato, chi lo ha insultato e continua a farlo. Rode sapere di trovarsi di fronte a un uomo vero che mai si è sottratto alle proprie responsabilità.
Viene specificato -chiarisce GdS -che la sentenza impugnata viene “dunque cassata”, contemplando il rinvio alla commissione regionale della Campania, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità. Difatti il giudice del rinvio dovrà verificare una volta esteso il condono di cui ha beneficiato il sostituto d’imposta (Società Calcio Napoli) anche al calciatore Maradona (sostituito), la sua posizione tributaria per il debito residuo nei confronti dell’amministrazione finanziaria.
Si mette fine al braccio di ferro con una sentenza fuori tempo massimo ammantata di ipocrisia e di tristezza




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