Il Mondiale 2026 entra nel vivo ogni giorno di più per i tanti delusi tifosi che in assenza dell’Italia cercano la Nazionale per cui tifare. A orari impossibili, si cerca di seguire il Brasile per poi scoprire un Marocco forte e deciso, una Turchia guidata da Montella che (per ora) delude, una Germania invece sempre implacabile. Ma occorre attendere un po’ di giorni per arrivare ai quarti di finali e sentirsi magari coinvolti da questo calcio estraneo.
L’interesse, quello vero, resta per la Serie A che vive un momento di grande instabilità sin dai vertici, con uno scandalo “varopoli-Inter” che troverà sviluppi in autunno ed un caos in molti club a pochi giorni dall’inizio del calciomercato. Dell’argomento ha parlato a Radio Kiss Kiss il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni: “Molte squadre di vertice si trovano in una situazione di incertezza, con ruoli chiave ancora da definire. Cioè tu oggi hai squadre importantissime che hanno strutture indefinite. Cioè al Milan manca l’allenatore, il direttore sportivo, il CEO, lo scout. Al Napoli manca l’allenatore; la Juventus ha cambiato dopo un altro anno l’a.d; la Roma ha messo il direttore sportivo ma che non può operare. Ma come si fa a presentare al Mondo il calcio italiano in queste condizioni?”
Dunque non si parla di semplici ritardi di programmazione ma, come ha sottolineato Mauro Meluso, ex direttore sportivo del Napoli, si parla di “progetto”: “Progetto è una parola semplice – ha dichiarato – Quando devi progettare una casa parti dalle fondamenta, lo fai per tempo. E la stessa cosa avviene nel calcio ma la mancanza di pianificazione e di strutture chiare rischia di compromettere la competitività delle squadre italiane a livello internazionale.”
Così la crisi del calcio italiano la si comincia a percepire proprio assistendo ad un mondiale che non ci appartiene, ma ciò che è più grave è che il calcio italiano (vertici, AIA, Club) non sembra aver la forza di reagire con chiarezza, consapevolezza e trasparenza riguardo ai propri obiettivi e la mancanza di credibilità potrà influire sulle piattaforme non più disposte a garantire ricchi diritti Tv.
(Foto Amarcord 2006)