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Nannina Munzurrò, una storia vesuviana

Nannina Munzurrò, una storia vesuviana, racconta la saga di una famiglia di vinai, i Munzurrò, legandola a quella della piccola Nannina, detta Palomma come la nonna paterna. Soggetto del romanzo è il mondo del vino vesuviano, con i saperi antichi legati alla sua produzione. I protagonisti Munzurrò, con Nannina, sono vinificatori e commercianti di vino da generazioni e tengono l’arte del vino ”nelle mani e nel cuore”.

Nannina Munzurrò è un affresco letterario che attraversa la macro storia del sud, dal 1850 al 1950. Ed è questa caratteristica, il costante riferimento, anche se con cenni allusi di sfuggita o sottintesi, al contesto della macrostoria che si snoda per circa un secolo (i re Borbone, Garibaldi, i briganti, i patrioti, gli scavi, la grande guerra, il fascismo, l’emigrazione, la seconda guerra mondiale, le persecuzioni razziali, l’arrivo degli Alleati e il dopoguerra, con le innovazioni tecnologiche, dalle prime automobili, al telefono, alle macchine industriali), con un’attenzione speciale ai dettagli della storia locale, prevalentemente di Boscoreale (eruzioni, morbi, pestilenze, la facoltà di Agraria di Portici, la fusione dei comuni del 1928) a rendere autentica e credibile la vicenda e piacevole e “carnosa” la lettura.

Una parte assai godibile la fanno le tradizioni, i rituali dei diversi territori, così come altro aspetto molto valido è la descrizione delle terre del sud, la campagna del Cilento, le bellezze di Capri, la forza sterminatrice del Vesuvio.

Il romanzo colpisce per la ricchezza dei dettagli nei cibi, nei vini, offrendo un catalogo di ghiottonerie del sud, nelle fogge degli abiti, con un’attenzione per niente usuale per uno scrittore maschio per tessuti, fogge, ricami.  Non secondarie sono le microstorie dei personaggi che vivono nel romanzo, perché anche le comparse hanno sempre un loro carattere, e vengono tratteggiate con un tocco che le definisce persino nella scelta del nome. L’elemento magico è rappresentato da Matalena, domestica di casa, zingara mezzosangue, il cui destino, che viaggia in parallelo con quello di Nannina, è quello di proteggerla, con le sue arti magiche, dalle fatture e dalle janare, nemiche di famiglia. Di grande valenza espressiva sono i registri linguistici che vanno dall’italiano colto a quello regionale, con significative contaminazioni dalla bella parlata dialettale.

Filo conduttore del romanzo e suo vero nucleo tematico è Il mondo del vino. I protagonisti sono vinificatori e commercianti di vino da generazioni e il loro mondo, con i saperi antichi minuziosamente descritti, la viticoltura con le uve, le vigne, gli innesti, è il fulcro della storia che racconta la vita di gente che tiene “l’arte del vino nelle mani e nel cuore”.

Il tempo del racconto scorre più lento nella prima parte, mentre prende ad accelerare dopo la morte di Carmela e, soprattutto, dopo quella di Domenico/Mimì.

Nell’ultima parte si ricorre ad una vera e propria ellissi con la sintesi di circa vent’anni che traghettano il lettore dalla prima guerra mondiale al fascismo, alla guerra d’Africa, alle leggi razziali, la fine della guerra e l’arrivo degli Alleati. Il romanzo sembra scolorire, via via, nella sua identità in coerenza con il fatto che “il paese dove si faceva il vino stava scomparendo sotto i colpi della modernità…”, fino al colpo d’ala finale che lascia i conti in sospeso, tra la fine e la rinascita.

I registri linguistici alternati con sapienza, dall’italiano colto a quello regionale, al dialetto, calzano molto bene ai personaggi e all’ambientazione e rendono la lettura varia e piacevole.

Insomma, un romanzo del quale si sentirà parlare molto. Davvero.

L’autore è Carlo Avvisati, giornalista e scrittore. Scrive di archeologia, arte, cultura, tradizioni, medicina popolare, dialetto/lingua napoletana. Innamorato dell’archeologia e del giornalismo, unisce le due passioni scrivendo saggi, romanzi storici e collaborando negli anni, con oltre 20.000 articoli, a testate quali Bell’Italia, il Mattino di Napoli, Il Giornale dell’Arte, The Art Newspaper, Contropiede Azzurro, l’Unità, Roma, Il Tempo, Il Messaggero, Il Giornale di Napoli, La Città (di Napoli), il Quotidiano della Calabria, Culturalnews, Il Mezzogiorno, Metrò, Metropolis, Sylva Mala, il Gazzettino Vesuviano, il Nuovo Vesuvio.

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