Napoletanitudine – La tradizione culinaria partenopea del periodo di Natale: i susamielli

Il susamiello è sempre presente nel vassoio dei dolci natalizi napoletani ma ha la particolarità di essere nominato molto spesso tutto l’anno in quanto, nel corso del tempo, si è inserito in vari modi di dire. Il più diffuso è quello che si riferisce ad una persona poco flessibile, un po’ scontrosa: “si’ nu susamiello” … in molti credono che l’abbinamento si riferisca alla pesantezza dei suoi ingredienti; in realtà il susamiello è un dolce gustoso ed anche abbastanza leggero per cui sembra più attendibile la tesi secondo la quale quest’espressione dialettale faccia riferimento ai pesanti ed opprimenti ceppi a forma di anello che stringevano le caviglie dei condannati ai lavori forzati (così scriveva Giulio Cesare Cortese nella favola boschereccia “La rosa” (IV,6): « E stace sempe co lo sosamiello / ntuorno l’uosso pezzillo »). Spesso si dice anche “è ghiuto a susamiello”, volendo intendere una cosa conveniente, calzante, che giunge opportuna. Si deve, invece, sicuramente alla loro forma, l’espressione “tiene ’e coscie a susamiello”, rivolta all’indirizzo di una persona con le gambe storte. E questo proprio per la caratteristica forma a «S» dei susamielli. Questi biscotti deriverebbero da ciambelle di sesamo e miele preparate in onore delle dee Demetra e Core dei Misteri Eleusini nell’antica Grecia; il loro nome è quindi legato al fatto che erano cosparsi di semi di sesamo. Nelle Prammatiche del Regno di Napoli del 1509 ne fu espressamente vietata la produzione, in quanto la farina, all’epoca considerata prodotto pregiato, doveva essere utilizzata solo per produrre il pane, bene di prima necessità. Nel Seicento le Clarisse del Convento di Santa Maria della Sapienza risultano essere le più specializzate nella preparazione di questi dolci. I Il popolo napoletano lo divise in tre tipi:

1) susamiello nobile, il più pregiato, a forma di ciambella ed era preparato con farina bianca di prima qualità.

2)  susamiello de lo zampognaro, perché si offriva agli zampognari che durante le feste natalizie andavano nelle case a recitare la novena, accompagnandosi con i loro strumenti davanti al presepe. Questo era il susamiello più povero, fatto con farina grezza.

3) susamiello o susamiello del buon cammino era quello preparato per offrirlo ai frati e ai preti che nel periodo delle feste giravano per le case dei fedeli; era ripieno di marmellata di amarena e tra i tre, era il più dolce e saporito.

LA RICETTA:

Ingredienti

1/4 di farina 1/4 di miele 100 gr di mandorle 100 gr di zucchero 1 cucchiaio di frutta candita ammoniaca per dolci

Procedimento

Tostate e poi tritate le mandorle, aggiungendo gradatamente lo zucchero e la farina. Scaldate il miele e, una volta sciolto, unitelo alla farina e poi aggiungete l’ammoniaca e la frutta candita tagliata a cubetti. Impastate il tutto e quando avrete ottenuto un composto ben compatto ed omogeneo formate una sorta di “cordoncini” a forma di S. Disponete i susamielli su una teglia ed aggiungete su ognuno di loro delle mandorle. Cuoceteli per circa 20 minuti a 180 gradi.

 

Marina Topa

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