Napoletanitudine – Tradizioni napoletane: i personaggi del presepe e la loro simbologia

Gli scenari e i personaggi che caratterizzano il presepe napoletano compaiono e si diffondono a partire dal 1600, arricchendo la tradizionale raffigurazione della natività così come rappresentata nei due secoli precedenti.

Nascono i cosiddetti “Figurinai”, e cioè gli artigiani creatori di statuette, che incominciano ad inserire nel presepe scene di vita quotidiana e appunto nuove figure, che rappresentano tutta una serie di simboli sia sacri che profani, e che raggiungeranno il loro apice nel 1700, il secolo d’oro del presepe napoletano.

Ma vediamo quali sono, e cosa simboleggiano, i personaggi del “presebbio” napoletano.

Innanzitutto Benino, il pastorello che dorme in un angolo della scena e che secondo la tradizione napoletana sta sognando l’intera rappresentazione del presepe, simboleggia l’intera umanità che viene risvegliata dalla nascita del Divino.

I Pastori e le Pecore rappresentano i Sacerdoti che guidano il gregge dei fedeli all’incontro con Dio.

Poi ci sono i venditori di cibo, che nella tradizione sono sempre dodici, in quanto stanno a rappresentare i dodici mesi dell’anno: gennaio macellaio o salumiere, febbraio venditore di ricotta e formaggio, marzo di polli e altri uccelli, aprile venditore di uova, maggio coppia con cesto di frutta, giugno panettiere, luglio venditore di pomodori, agosto di anguria, settembre venditore di fichi o seminatore, ottobre vinaio o cacciatore, novembre venditore di castagne e dicembre pescivendolo o pescatore.

Nel presepe classico partenopeo non mancano le lavandaie, raffigurate mentre stendono i panni candidi che rappresentano la verginità di Maria.

In prossimità della grotta c’è poi il pastore della meraviglia, che assiste alla nascita di Gesù con bocca e braccia spalancate a simboleggiare la sorpresa, la meraviglia appunto, dell’uomo di fronte alla manifestazione del Divino; secondo alcuni si tratterebbe di Benino risvegliato dal suo sogno.

Altre figure tipiche del presepe napoletano sono mendicanti, zoppi e ciechi: questi rappresentano le anime del Purgatorio che chiedono ai vivi di pregare per loro.

Ci sono poi due personaggi particolari, che di sacro non hanno molto.

Il primo, la zingara, rappresenta l’allegoria della profezia della nascita di Gesù, che secondo la leggenda era stata predetta da una Sibilla. La zingara del presepe ha in mano tre chiodi, che stanno ad indicare la futura crocifissione del Cristo, e dunque il sacrificio attraverso cui si realizza la salvezza offerta da Gesù.

Il secondo è Ciccibacc ngopp a bott, un pagano tra i cristiani. E’ grasso e con le guance rosse e viene rappresentato davanti alla cantina con un fiasco di vino in mano o che trasporta una carretta piena di botti, ovviamente di vino. La sua presenza nel presepe sta a simboleggiare proprio la contrapposizione tra sacro e profano, tra il bene e il male.

Infine i Re Magi, che rappresentano il viaggio da Oriente del sole attraverso le tre fasi del giorno, mattina pomeriggio e sera, e dunque hanno cavalli di diversi colori, uno bianco come il sole che nasce, uno rossiccio come il sole al tramonto e uno nero come la notte.

I Re Magi dopo la notte arrivano di fronte al Cristo, che rappresenta il sole che risorge, e simboleggiano il mondo che si ferma per la nascita del figlio di Dio.

 

Franco Marchionibus

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