Contropiede Azzurro

Napoli, che sgambetto!

Un’azione sleale quella del cosiddetto ‘saldo zero’ e un’azione sleale quella di un arbitraggio scandaloso: un arbitraggio Killer alla 19esima ed ultima giornata per ribadire chi lotterà per lo scudetto. Arbitro in buonissima fede – c’è sempre da ribadirlo, altrimenti Rocchi s’intristisce –  ma incompetente. Oppure succube del signor Var, nell’occasione signor Marini che dal Corriere dello Sport prende un 4,5 in pagella rispetto al 5 dell’arbitro. E che valenza ha la decisione di un arbitro rispetto al vigilantes Var? Come si può mettere un 5 in pagella a chi non ha il carattere, la personalità, l’autorevolezza, la preparazione di ribadire la “propria” decisione? Se il Var è da 4,5, l’arbitro è da 0 perché nullo.

Dire che il pari tra Napoli e Verona sia colpa di un signore tal dè tali, è soltanto un pretesto perché più grave resta la politica arbitrale in un contesto di amiconi amicali.

E quando qualche giorno fa Fabio Capello che sin dal 2013 rientra  nella Hall of Fame del calcio italiano ha attaccato il sistema arbitrale, in tanti hanno fatto finta di scandalizzarsi.  Capello, in un’intervista al quotidiano spagnolo Marca, ha detto: “Il Var? Una casta chiusa. Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono contare sugli ex giocatori per il Var, gente che conosce i movimenti del calcio, il gesto che fa un giocatore per fermarsi o aiutarsi. Spesso prendono decisioni non corrette perché non hanno giocato. Un giocatore viene toccato in faccia, si butta e fischiano. Ma perché fischi? Mi fa impazzire questa cosa”. In seguito, ha dovuto alleggerire le dichiarazioni ed ha spiegato di aver  “usato il termine ‘mafia’ solamente per chiarire che la classe arbitrale italiana opera come una organizzazione estremamente chiusa”.

Cambia poco nella sostanza purchè si ribadisca la buona fede che cozza sempre più con la fiducia dei tifosi, unici a tenere in piedi il gran baraccone.

Il tifoso partenopeo ha tutto il diritto di essere dubbioso, più che arrabbiato anche perché in pochi riconoscono una dote/difetto tutta partenopea: l’autocritica, come forma di difesa per non essere attaccati. Ma il troppo storpia.