Napoli – Atalanta; i piccoletti contro i Watussi
“ Bisogna vedere come pilotare la partita, o la conduci o diventi un passeggero della partita e loro ti portano in giro”. Queste le parole di Luciano Spalletti che deve mostrare di crederci nonostante siano soltanto 16 gli abili e arruolabili benché stanchi. Il Napoli è in vetta ma sono in tre a puntare il fucile e alle 20,45 il Milan e l’Inter che giocano in precedenza potrebbero aver superato il Napoli : una pressione in più per un gruppo che ha dimostrato che nelle difficoltà si diventa straordinari. Straordinari però non significa supereroi e in un campionato folle che distrugge la qualità, il timore che qualche crepa possa aprirsi c’è.
L’Atalanta arriva al Maradona gonfia di falsa modestia perché i risultati degli ultimi due anni non bastano più: lo scudetto non è più un tabù al punto che il rinnovo di contratto per Gasperini prevede anche un bonus scudetto.
Il tecnico nerazzurro ha recuperato praticamente tutti. L’unico grande assente resta Robin Gosens a causa di una ricaduta, Lovato dovrebbe tornare a disposizione del Gasp nel giro di pochi giorni.
Il sito Tuttoatalanta rivela che si va verso la conferma della miglior formazione possibile, con Pasalic sulla trequarti e Duvan Zapata come unico riferimento offensivo. Maehle e Zappacosta tornano sugli esterni, con De Roon e Freuler in cabina di regia. In difesa non si cambia, Musso verrà scortato da Toloi, Demiral e Palomino. Da capire se ci sarà Ilicic o Malinovskyi a far coppia col colombiano, ma scelte a parte l’obiettivo è uno solo: rimanere coi piedi per terra, indipendentemente dal risultato.
Per Spalletti pochi i dubbi perché pochissime sono le chance e dunque se in difesa appare scontato l’ingressso di Juan Jesus accanto a Rrahmani con Di Lorenzo e Mario Rui esterni, a centrocampo potrebbe esserci qualche dubbio se sia la coppia Lobo-Demme a equilibrare. Qualche ipotesi è stata avanzata anche con l’ingresso di Ghoulam e Mario Rui mediano, ma sembrano poche le possibilità di tale novità sin dall’inizio. Avanti si dovrebbe rivedere il tridente che ha affrontato Lazio e Sassuolo con Mertens preferito a Petagna.
Bisogna vedere chi riuscirà a pilotare: tener palla con un tocco e via per non essere aggrediti; e Spalletti in conferenza stampa ha affrontato proprio questo modo di giocare di alcune squadre: “Questo modo ad uomo, ti vengono a bacchettare da qualsiasi parte. E’ un mezzo importante per allenarsi, io sono convinto che può aiutare la squadra, il confronto individuale aiuta se lo affianchi all’altro. Dentro l’allenamento lo smanacchio è perfetto, ti alza il livello delle sfide individuali di cui si parla, impari ad andare più forte sull’uomo, poi anche se giochi a zona vai più forte sull’uomo nella tua zona. Loro su questa hanno vantaggi ma poi è la costituzione fisica che fa la differenza, tra loro è difficile trovare uno sotto il 1.90”.
E allora sarà importante “un calcio di rinvio che è la fase di nessuno”, non di possesso o non possesso. Su un lancio di 30 metri non sai chi lo gestirà, pure dalle rimesse, la batte una e la gestisce l’altra squadra, ci sono i duelli, o a 5 metri per aria non sai a chi andrà. Quello fisicamente più piccolo può avere comunque forza o aggressività, non conta la stazza che ci mette, ma la forza”.
In queste parole c’è tutto lo studio del tecnico che guida una squadra che non sa sfruttare i falli come fase di gioco e che si trova proprio contro i watussi a opporsi con piccoletti sguscianti.



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