Stagione strana quella che si avvia a concludersi con tanti tabù sconfitti, tanti pronostici sovvertiti , tanta incertezza su chi vincerà il campionato. E anche per Napoli-Roma c’è da battere un tabù, o come ha detto Spalletti c’è battere la leggenda. Nella partita d’andata, un arbitro negò un rigore evidente e il Napoli dovette rinunciare a due possibili punti. Ma domani è un altro giorno e come sempre capita al Napoli, arriverà una Roma galvanizzata dalla vittoria contro il Bodo e soprattutto proiettata verso il primo trofeo europeo della Conference League. Unica squadra italiana rimasta in una competizione europea a rappresentare il momento buio del nostro campionato confrontato alla Premier, alla Liga o Bundesliga.
Napoli – Roma, ex derby del sole, sarà disputato in un Maradona ancora gremito. Un altro gettone di fiducia che i tifosi tributano agli azzurri che non possono fallire l’appuntamento con la vittoria. Lo scudetto sia messo in uno scrigno, tenuto da parte in attesa del 22 maggio; piuttosto uno sguardo alla classifica per capire che la più brutta Juventus da molti anni a questa parte è a tre punti dal Napoli grazie ad un eroico Bologna che ha dovuto cedere al pareggio lottando con due uomini in meno. Napoli 66, Juve 63. E questo pareggio è anche positivo rispetto alle pretese della Roma che a 57 punti, e una Juve sconfitta, avrebbe ancor più creduto nella possibilità di aggancio al 4° posto.
Comunque, scudetto a parte che sembra l’oasi promessa nel deserto per proseguire con convinzione, la classifica chiusa in un pugno di punti non consente distrazioni: non si tratta più di vincere o non vincere lo scudetto, piuttosto di tenere la classifica. E non è poco
Affrontare la Roma che è genio e sregolatezza come il suo allenatore è un grande rischio. Mourinho stima moltissimo Spalletti e saprà caricare la squadra ad hoc; Spalletti che ben conosce Mourinho (e l’ambiente Roma) sa che è la squadra più imprevedibile del campionato e bene ha fotografato quel che sarà : “E’ un’insidia per noi, come noi per loro, vincerà la squadra che si sentirà più minacciata, che avrà la percezione del pericolo, quella che sarà più esecutiva nei comportamenti da avere nella gara. Non si vince con i ‘forza, dai, andiamo’, ma facendo ciò che si deve fare contro un avversario forte”.