Nicola Mora: “A gennaio proverei a prendere Verdi dal Bologna”

nicola-mora-2Nella giornata odierna è intervenuto ai microfoni di Contropiede Azzurro Nicola Mora, ex difensore di Parma, Torino e Napoli. Il terzino ha indossato la maglia azzurra nelle stagioni 98-99 e 99-00, centrando la promozione in Serie A al termine di quest’ultima, e poi ha fatto ritorno nella città partenopea in Serie C1 nella stagione 04-05, la prima dopo il fallimento, terminata con la finale play-off persa ad Avellino.

Mora non ha abbandonato il mondo del calcio dopo il ritiro, nonostante la brevissima esperienza da poco conclusa nel ruolo di Direttore Generale all’Ischia Isola Verde. Comincia da qui la chiacchierata con l’ex giocatore del Napoli che, come il suo compagno d’allora Stefan Schwoch, resta legato a questa squadra e questa terra.

D. Il 29 Aprile 2017 si è ritirato dal mondo del calcio giocato; ora che progetti ha ?

R. Lo scorso anno, nonostante giocassi ancora in eccellenza, ho iniziato da allenatore in seconda, vice di Giuseppe Cimaruta. Ora alleno in prima persona il Napoli Club Afragola 2004 nel campionato regionale; inoltre, in concomitanza, ho iniziato anche la carriera da D.G. ricoprendo tale carica nell’Ischia Isola Verde, dove mi fu chiesto di dare una mano anche come “uomo immagine, ruolo che anche se non retribuito ho accettato ben volentieri. Purtroppo, però, in seguito per incongruenze progettuali ho preferito abbandonare, dal momento che non mi identificavo più in questo progetto.

D. Esordio da titolare in massima serie, il 12 Aprile 1998, con la maglia del Parma proprio contro il Napoli…Azzurri sempre nel tuo destino ?

R. Quando ho fatto l’esordio in Serie A si è avverato un sogno per me. Napoli sempre nel mio destino perché mio nonno, nonostante fossimo tutti radicati a Parma, tifava Napoli, e mi ha sempre detto che io sarei arrivato a giocare in maglia azzurra; purtroppo morendo prematuramente non mi ha mai visto esordire in A e giocare nella squadra per cui faceva il tifo, ma so che col cuore mi ha accompagnato. Quando Juliano mi disse che il Napoli mi aveva comprato corsi subito a Soccavo e dopo la firma scoppiai in lacrime.

L’esperienza azzurra ha avuto un impatto fortissimo per me perché avevo appena 18 anni ed ero sconosciuto, ma qui venivo trattato come idolo. A Napoli devo tanto, mi ha dato la possibilità di affacciarmi al mondo professionistico; qui ho vinto un campionato di B ed ho conquistato la Nazionale Under 21, con la quale purtroppo ho perso l’occasione di disputare un Europeo per un infortunio. In questa città ho anche conosciuto la mia compagna e madre dei miei figli, quindi Napoli davvero mi ha dato tutto. Vivo qui da sette anni e anche quando giocavo altrove tornavo sempre ben volentieri non appena ne avevo la possibilità.

Vincere a Napoli è diverso, ho vinto un campionato di B anche a Torino, ma non è la stessa emozione.

D. Hai avuto diversi allenatori che nel corso degli anni si sono affermati come Ancelotti, Ulivieri, Novellino, Maran, Reja, Ventura e lo stesso Sarri; chi somiglia di più all’attuale tecnico del Napoli ?

R. Faccio fatica a individuarne uno in particolare. In Novellino, che mi ha insegnato tanto, ai tempi di Napoli ho visto la stessa maniacalità nella cura della linea difensiva che ho poi trovato in Sarri quando mi allenava a Grosseto. In quell’esperienza con l’attuale allenatore azzurro avevo un ottimo rapporto, e quando l’anno scorso l’ho re-incontrato ho ritrovato la stessa persona che avevo conosciuto quasi dieci anni fa. Credo che sia proprio la capacità di rimanere semplice uno dei principali pregi di Sarri, ed una delle qualità che lo rendono così particolare nel mondo del calcio.

Ognuno di essi mi ha insegnato qualcosa nella sua metodologia; tra quelli dai quali ho appreso di più mi vengono in mente Maran e Ulivieri, nonostante non siano quelli che hanno vinto di più.

D. Sabato è tornata la vittoria dopo un periodo di appannamento; secondo lei da cosa è dipesa la flessione delle scorse settimane ? Si è trattato di un problema fisico, tattico o semplicemente sfortuna ?

R. Quando non si vince le cause vanno ricercate sempre in un insieme di fattori. Il Napoli non era stanco fisicamente ma mentalmente, perché quando si gioca ogni tre giorni si è sempre in tensione, ed è inevitabile avere cali di concentrazione, lucidità e determinazione.

Questa settimana il Napoli dopo la partita con la Fiorentina ha avuto per la prima volta dopo un mese sette giorni interi per preparare un match, il che ha dato i suoi frutti perché si è rivista la squadra brillante e motivata che era stata apprezzata in lungo e largo in Italia ed in Europa. Poi nella ripresa c’è stato un leggero calo di concentrazione con conseguente goal del Torino. Sabato, insomma, abbiamo rivisto il Napoli che ci auguriamo ci accompagni fino alla fine .

Il momento di calo ci può stare, speriamo però che ormai sia alle spalle e che il periodo di sosta permetta agli azzurri di rifiatare e ricaricare le batterie.

D. Domani arriva un Udinese rinvigorita dalla cura Oddo, vittoriosa a Crotone, col Benevento e soprattutto a Milano. Domenica invece al San Paolo sarà di scena la Sampdoria che ha conquistato un punto nelle ultime quattro partite. Nonostante gli impegni ravvicinati, si possono vincere entrambe le partite ? Il Napoli deve porsi come obiettivo la Coppa Italia ?

R. Il Napoli deve onorare tutte le competizioni senza fare una scaletta di obiettivi; lo deve alla tifoseria e alla propria immagine, anche perché la rosa permette di giocare due competizioni. Domani si può fare una buona partita cambiando qualcosa per far rifiatare qualcuno come Callejon ed Hamsik che non ha quasi mai riposato. Anche l’Udinese opererà, almeno in parte, il turn over, quindi la squadra di Sarri ha tutte le possibilità per poter far bene e vincere.

Domenica con la Sampdoria sarà un partita importante per non perdere terreno e non abbandonare la vetta; i blucerchiati verranno a giocare in maniera chiusa senza proporre il loro solito calcio per poi ripartire in contropiede avendo calciatori molto bravi nel farlo come Praet, Torreira e Quagliarella. Gli azzurri queste squadre le soffrono quindi la concentrazione deve essere massima.

La Coppa Italia per me deve essere onorata con i calciatori impiegati di meno in campionato; se sono nella rosa del Napoli vuol dire che possono giocare tranquillamente.

napoli-2004D. Ultimamente si è sentito spesso parlare di turnover; c’è chi sostiene come Sarri che giocare sempre con gli stessi aiuti loro dal punto di vista fisico, mentale e dei meccanismi di squadra, e chi invece è convinto che i calciatori vadano alternati. Lei come la pensa a riguardo ?

R. Si possono cambiare calciatori senza modificare filosofia di gioco; per arrivare, però, ad una situazione in cui la sostituzione di due/tre elementi titolari non abbia ricadute sul modo di giocare della squadra è necessario un lavoro molto duro da parte dell’allenatore e del suo staff.

Giocare con undici/ tredici calciatori può essere valido e giusto quando si ha una competizione sola, perché giocando una volta a settimana cambiare poco permette di affinare dei meccanismi che un continuo ricambio di giocatori rende impossibile fare.

Il turnover va fatto solo quando un calciatore attraversa un momento di poca brillantezza e non va fatto in maniera accademica, anche perché i calciatori sono controllati a livello di ematocrito ed i dati parlano di una squadra non stanca. La stanchezza che percepiamo vedendo una partita è derivante semplicemente dalla partita stessa; Sarri non metterebbe mai un calciatore stanco rischiando di non vincerla quindi penso che vada fatto solo se un calciatore sia stanco fisicamente o mentalmente.

Non è detto che chi gioca ogni tre giorni deve essere per forza stanco, l’importante è allenarsi e riuscire ad essere sempre in tensione senza mai staccare la spina; Il Napoli ha pagato qualcosa fino ad ora perché non abituato a giocare ad altissimi livelli più competizioni ed a stare sempre in tensione mentalmente.

D. Il Napoli, acquistando come sembra Inglese, può giocarsela fino alla fine ?

R. Punterei su qualche rincalzo di valore senza intaccare il gruppo. Io prenderei subito un esterno come Verdi o Chiesa. L’esterno del Bologna calcia di destro e sinistro in maniera indifferente e quindi potrebbe giocare su entrambe le fasce senza problemi; inoltre batte punizioni ed angoli, e ciò significa che ha abilità tecniche importanti. Con un’offerta giusta credo che potrebbero arrivare.

Proverei anche a trattare con l’Inter per Eder ma è difficile che squadre che stanno lottando per il vertice cedano giocatori a dirette concorrenti nel mercato di gennaio, quindi prenderei Verdi in modo da avere a disposizione un giocatore di assoluto livello qualora dovessero mancare Insigne o Callejon. Sarri preferisce Zielinski a Giaccherini perché ha più dinamismo e più gamba, qualità che il bolognese potrebbe dare nell’immediato.

Anche senza intervenire sul mercato gli azzurri se la possono giocare ma la Juventus ha una rosa più ampia e più pronta; i segnali, però, sembrano quelli giusti e paiono pendere dalla nostra parte.

D. Dopo la finale Play-off persa, si aspettava che il Napoli in dieci anni sarebbe arrivato ai vertici del calcio italiano ?

R. Dopo la finale persa ho visto il buio totale, dopo la partita in pullman c’era un silenzio tombale, ad Avellino provai la sensazione contraria che provai a Pistoia quando conquistammo la Serie A e festeggiammo con i tifosi. Al ritorno ricordo una lunga fila di macchine che stava a significare quanta gente ci aveva seguito e quanto era importante quella partita.

Nonostante tre giorni dopo mi sia sposato, anche il giorno prima piangevo ancora per questa delusione.

Mi aspettavo che il Napoli ritornasse ai vertici perché formato da Marino che è un grande intenditore di calcio e De Laurentis che è un grande imprenditore con grandi visioni, ma non mi aspettavo potesse accadere in cosi breve tempo. Ora la squadra partenopea occupa la giusta posizione ed io mi sento partecipe di questa rinascita anche se purtroppo non più presente.

Carmine Ponzo

 

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