OCCORRONO RIFORME

Dopo la mortificante eliminazione di Buffon & C. da questa mediocre competizione mondiale, la spia rossa dei mali del calcio, sia italiano sia internazionale, è ormai accesa. È davanti agli occhi di tutti come il gioco più bello del mondo sia andato in… riserva. In riserva di ossigeno, a causa del clima soffocante trovato in Brasile, ma soprattutto di idee innovative che possano servire per ridargli vita. Di certo non bastano un po’ di schiuma spray, il time out e la proposta di Blatter che prevede, dai prossimi europei, l’uso della moviola in campo. Per ridare linfa all’obsoleto sistema calcio, occorrono subito riforme radicali. Eccone alcune suggerite da Contropiede Azzurro:
LARGO AI GIOVANI
Per quanto riguarda la valorizzazione dei nostri giovani, ci vorrebbe una regola che imponga alle società di serie A di scendere in campo con una rosa di giocatori nella quale figurino almeno quattro under 20 di nazionalità italiana. Sarebbe poi auspicabile, per stimolare l’acquisto di calciatori italiani dalle serie minori, un incentivo fiscale per le società acquirenti. Così facendo non solo si scoprirebbero più talenti, ma si aiuterebbero tutti quei club dei campionati minori, che continuano a fare enormi sacrifici per restare a galla.
PIU’ CAMBI E MENO INFORTUNI
Le cosiddette squadre top level, a causa dell’alto numero di gare cui sono sottoposte, lamentano un sempre maggior numero d’infortuni. E allora, perché non sfruttare al massimo la “panchina lunga”? Se fosse introdotta una norma che consentisse il cambio di 5 elementi più il portiere, se ne avvantaggerebbero giocatori, società e allenatori. Oltre a ridurre il rischio d’infortuni, infatti, permetterebbe a tante giovani promesse di mettersi in mostra, eviterebbe l’immobilizzazione in panchina di cospicui investimenti realizzati dalle società e offrirebbe agli allenatori l’opportunità di cambiare in corsa moduli e tattiche della propria squadra. Tutto a vantaggio dello spettacolo. La proposta, che a molti potrà sembrare la scoperta dell’acqua calda, è la logica conseguenza di un semplice ragionamento: se non è possibile ridurre il numero delle partite per motivi di business televisivo, che si diminuisca almeno il minutaggio in campo dei protagonisti.
TEMPI SUPPLEMENTARI
Nelle partite nazionali o internazionali, in cui ci dovesse essere la necessità di ricorrere ai tempi supplementari, bisognerebbe permettere alle due squadre di ricorrere a una sostituzione in più per tempo. In questo modo si ridurrebbero i rischi di infortuni muscolari e si migliorerebbe la qualità dello spettacolo.
MAI PIU’ RIGORI IN UNA FINALE
Nessuna finale al mondo dovrà essere decisa dalla “lotteria” dei calci di rigore. Pertanto, se alla fine dei tempi supplementari il risultato dovesse essere ancora di parità, si giocherebbe per altri due mini-tempi di 8/10 minuti o fino al gol di una delle due contendenti. In questo caso le due squadre avrebbero la possibilità di fare altri 4 cambi. Se anche dopo gli altri due mini-tempi supplementari, il risultato non dovesse cambiare, la gara sarebbe aggiudicata “ai punti”: basterebbe studiare una serie di parametri “positivi” e “negativi”, che in breve tempo un computer potrebbe analizzare per poi comunicare il risultato all’arbitro. Tra i parametri positivi, per esempio, potrebbero esserci i tiri in porta, i calci d’angolo a favore, le punizioni dal limite, le parate del portiere avversario, i pali e le traverse. Tra quelli negativi, invece, rientrerebbero i falli di gioco e i falli tattici, le espulsioni e le ammonizioni. Una volta ricevuto il responso dal computer, l’arbitro convocherebbe le due squadre a centro campo e alzerebbe la mano del capitano di quella che avrà vinto “ai punti”. Una soluzione di questo tipo stimolerebbe un calcio più offensivo e spettacolare ed eviterebbe che una squadra, dopo aver dominato alla grande un campionato mondiale, una Champions o la Coppa Italia, possa perdere il trofeo per un misero tiro da 11 metri calciato sul palo. Questa soluzione, naturalmente, varrebbe solo per le finali, per il resto si continuerebbe con i calci di rigore.
Si potrà obiettare che le proposte appena elencate siano troppo azzardate e perciò inapplicabili. Va benissimo, ognuno è libero di pensarla come crede, ma almeno sono venute fuori. Ecco perché l’auspicio di tutti i tifosi del mondo è che anche gli organi competenti si siedano intorno a un tavolino e studino al più presto una terapia d’urto per salvare un calcio seriamente malato, prima che sia troppo tardi e arrivi a un livello… terminale.
Roberto Rey
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