Ora che il Napoli è una big il mercato è una corsa ad ostacoli

Il Napoli è salito molto in alto nel ranking, è una stella nuova nel panorama europeo e i problemi del calciomercato si sono triplicati. In tanti continuano ad accusare il Presidente di non voler spendere, ma in pochi si soffermano sulla difficoltà nel gestire una borsa-calcio impazzita. Tanti i “no” incassati che fanno rumore e forse anche qualche “no” guidato. Un esempio, in ordine di tempo, è risultato Witsel che, forse ad un passo dal Napoli, è stato liquidato senza un perché spiegato. Forse Sarri, forse l’Everton: sicuramente un ingaggio che avrebbe fatto riflettere Hamsik, Allan , Jorginho e gli altri.

Il vero problema sono le squadre killer del mercato che alla stregua dei derivati tossici delle banche, inquinano il calcio, non consentendo un equilibrio anche nelle scelte dei calciatori che, in pochissimi anni, devono accumulare fortune per andare in pensione senza rimpianti. E il Presidente De Laurentiis è il solo in Italia a tentare di costruire un progetto importante. Ovviamente dopo la Juventus che piccolo granello della Exor, segue le regole delle multinazionali e non deve competere con chi vive di calcio.

I Della Valle, ad esempio, pur provvedendo al rifacimento del Colosseo, si sono sempre ben guardati dal costruire una squadra competitiva col Real o la Juve o il Bayern. Eppure i Della Valle hanno un impero finanziario che oscura quello di un De Laurentiis che ha avuto il demerito di non fare ciò che ha fatto Moratti o Berlusconi. Se acquisto un giocatore a 30 o 50 e accetto un ingaggio triennale che supera un certo badget, significa che devo sottostare agli aumenti richiesti dagli altri giocatori intaccando i bilanci degli anni a venire che sono un’incognita rispetto agli incassi. Inoltre i giocatori tutelati da procuratori non proprio benefattori se non di se stessi, giocano al rialzo ignorando del tutto un contratto firmato che va “rivisitato” anno dopo anno. La firma è un optional del momento: domani non vale, a meno che il giocatore non si sia infortunato seriamente.

Ora le trame del gioco si sono aggrovigliate e l’ottimo Giuntoli che riesce a guardare lontano, si è impantanato perché due pedine dello scacchiere azzurro scalciano per ottenere di più: Higuain e Koulibaly per i quali è giusto tentare di trattenerli pur non considerando i pensieri veri che affollano la mente di De Laurentiis che magari li accompagnerebbe con un bolide in altre terre. Invece, con calma, bisogna controllare la situazione che è nelle mani di chi ha capitali non provenienti da meriti sportivi. Le due pedine, rivalutate da Sarri e sommerse dall’affetto “azzeccoso” dei tifosi, ora cercano gloria economica altrove incuranti anche di far danno al progetto azzurro.

Ma se il Napoli riuscirà nell’impresa di rinforzare questa squadra con l’innesto di giocatori decisi a condividere il progetto, Giuntoli e De Laurentiis potrenno dire di aver compiuto un piccolo grande miracolo. Noi siamo ancora azzurri, altri son diventati non già abbronzati, ma gialli.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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