Palladino: “Dortmund, cinismo spietato”
Nella sala stampa del Signal Iduna Parkper, Raffaele Palladino si è presentato per analizzare la sconfitta per 2-0 con il Dortmund e rispondere alle domande dei giornalisti. Questa la diretta testuale redatta da TuttoAtalanta.com
Mister, partiamo da un’analisi generale del match, ma sorge spontanea una considerazione su Gianluca Scamacca: il suo atteggiamento, soprattutto in serate così complesse sul piano fisico, sta diventando un problema per la squadra?
«Preferirei focalizzarmi sull’andamento della partita nel suo complesso piuttosto che puntare il dito sui singoli, ma è innegabile che Gianluca possa e debba fare molto di più. Ne abbiamo parlato proprio cinque minuti fa a fine gara: lui stesso ne è perfettamente consapevole. Mi aspetto che riesca a esprimere tutto il suo potenziale, perché possiede doti tecniche straordinarie. È chiaro che in partite di questo livello, caratterizzate da ritmi forsennati e continui duelli rusticani, lui faccia un po’ più di fatica, ma sa bene che è un aspetto su cui deve lavorare. Tornando all’analisi della gara, il rammarico più grande è aver incanalato la sfida sui binari che meno desideravamo fin dal fischio d’inizio. Subire un gol dopo appena tre minuti, per giunta su un attacco alla profondità di giocatori la cui velocità ci era ben nota, è un dispiacere enorme. La seconda rete a ridosso dell’intervallo è stata un’ulteriore mazzata evitabile. Nel primo tempo abbiamo peccato in pulizia tecnica, chiudendoci troppo su un solo lato del campo e sbagliando costantemente la scelta dell’ultimo passaggio in transizioni che potevano rivelarsi letali. Nella ripresa ho visto un’Atalanta diversa: abbiamo manovrato meglio come reparto offensivo, trovato maggiore fluidità e costruito linee di passaggio più pulite. Non siamo stati sufficientemente pericolosi in zona gol, mentre il Dortmund si è dimostrato di un cinismo spietato, capitalizzando al massimo due tiri nello specchio. Tuttavia, non dobbiamo buttare via nulla: se loro ci hanno segnato due reti, noi abbiamo tutte le carte in regola per restituire il colpo nella gara di ritorno, spinti da un Gewiss Stadium che mi aspetto letteralmente infuocato».
La sensazione è che nel primo tempo il Borussia abbia interpretato la gara con quell’agonismo e quella cattiveria che solitamente contraddistinguono l’Atalanta. I gol sono nati da due episodi – un cross mal letto con la difesa sbilanciata e un’incursione centrale – in cui loro sono sembrati semplicemente più affamati.
«Condivido la tua lettura. Loro sono stati estremamente cinici, cattivi agonisticamente parlando, e bravissimi a massimizzare le poche vere sbavature che abbiamo concesso. Sui due gol c’è poco da recriminare e molto da correggere. In occasione della prima rete ci siamo fatti sorprendere da una palla in profondità seguita da un cross laterale; noi difendiamo rigorosamente a uomo, eppure in area di rigore abbiamo clamorosamente perso le marcature, venendo puniti. Il secondo gol nasce da un “dai e vai” in cui ci siamo fatti infilare centralmente, lasciando un uomo colpevolmente libero in una zona del campo che andava assolutamente chiusa. Gli errori, però, fanno parte del gioco e servono per crescere. Queste sono le notti che ti fanno capire il tuo reale livello e ti mostrano la strada per migliorare. Alla squadra ho trasmesso un messaggio di grande positività: abbiamo misurato la forza di un avversario eccellente, dotato di centrocampisti di sostanza e attaccanti potenti, rapidi e tecnici. Ora sappiamo cosa ci aspetta e ci prepareremo a giocarcela al ritorno con rinnovata energia e autostima, con il chiaro intento di metterli alle corde».
Alla vigilia aveva chiesto un’Atalanta sfrontata, ma a tratti la squadra è parsa quasi timida. Quanto hanno pesato, in quest’ottica, le pesanti assenze per infortunio di due pedine cardine come De Ketelaere e Raspadori?
«Non parlerei affatto di timidezza. Sarebbe l’esercizio più facile del mondo sedermi qui a lamentarmi del fatto che, nel momento topico della stagione, abbiamo perso per infortunio due giocatori per noi fondamentali come De Ketelaere e Raspadori, elementi in grado di garantire gol, qualità e imprevedibilità. Ma non lo farò. Dobbiamo parlare esclusivamente dei giocatori presenti, perché su quelli assenti non possiamo intervenire. Il mio compito è trovare soluzioni tattiche per mettere la squadra nelle condizioni ottimali. Oggi abbiamo adattato Mario Pasalic in quella zona di campo e ritengo abbia fatto una buona gara. Certo, possiamo e dobbiamo fare meglio negli ultimi trenta metri con gli attaccanti a disposizione, da Sulemana a Krstovic, fino a Scamacca e Zalewski. Oggi ci è mancata la lucidità nella scelta finale, ma analizzeremo a fondo queste criticità per farci trovare pronti e graffianti nella sfida di ritorno».
Tra le due sfide contro il Dortmund c’è di mezzo il big match di campionato contro il Napoli. Come si gestisce questo calendario? E per chiudere, ci spiega cosa è successo al fischio finale nel faccia a faccia con Niko Kovac?
«Partiamo dall’episodio con Kovac: non è successo assolutamente nulla di grave. Gli ho semplicemente fatto notare che, a mio modo di vedere, dovrebbero abbassare i toni e protestare meno con la terna arbitrale. Per tutta la partita ho visto la loro panchina lamentarsi sistematicamente per ogni singola decisione. La mia filosofia è diametralmente opposta: cerco di non protestare mai e di lasciare gli arbitri sereni di lavorare, accettando che possano commettere errori. Era solo un’osservazione sul modo di porsi. Per quanto riguarda il Napoli, la risposta è categorica: dobbiamo tuffarci immediatamente nel clima campionato. La bravura di una grande squadra sta nel saper archiviare in un istante la notte europea e proiettare ogni pensiero già da domani alla gara di domenica. La Serie A per noi è un traguardo fondamentale, siamo in corsa su tre competizioni e teniamo a ciascuna di esse. Sarà una sfida cruciale, recupereremo le energie fisiche e mentali e affronteremo il Napoli tirati a lucido».
Quanto è formativo per un gruppo come il vostro confrontarsi in stadi simili contro avversari che attualmente sono secondi in Bundesliga, a un passo dal Bayern Monaco?
«È un’esperienza straordinariamente preziosa. Misurarsi a questi livelli, in palcoscenici di questa portata e contro calciatori di caratura mondiale, è linfa vitale per il nostro percorso di crescita. Aiuta in modo particolare i nostri giovani a maturare, fortifica l’autostima di tutto il gruppo e, soprattutto, ti restituisce la reale dimensione di ciò che sei e di dove puoi arrivare lavorando duro. Sappiamo esattamente cosa non ha funzionato stasera e cosa dovremo fare nella partita di ritorno. Analizzeremo ogni dettaglio per offrire una prestazione di altissimo livello a Bergamo. Poi, se al novantesimo del ritorno il Borussia si sarà dimostrato oggettivamente superiore, stringeremo loro la mano e faremo i complimenti. Ma fino ad allora, daremo battaglia su ogni pallone».
L’Atalanta torna dalla Germania ferita ma non doma. Nelle parole del suo condottiero c’è l’essenza di un gruppo che rifiuta la cultura degli alibi per abbracciare quella del lavoro. Tra la rincorsa in campionato e il sogno di una notte magica al Gewiss Stadium, la stagione dei nerazzurri è appena entrata nel suo momento più incandescente.




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