Paolo Silvio Mazzoleni presenta un libro per raccontare la “sua” verità

Ha affidato a L’Eco di Bergamo le “sue memorie”: Paolo Mazzoleni ha appeso il fischietto al chiodo e Mercoledì 12 giugno, alle ore 18, al Teatro di Colognola, il suo quartiere, nel giorno del suo 45° compleanno presenterà un libro-biografia dal titolo «La mia regola 18». Sulla copertina del volume, alla cui stesura hanno collaborato Giorgio Burreddu e Alessandra Giardini, campeggia una foto dell’ex fischietto con il figlio Riccardo (Ricky), di spalle. Il sottotitolo del volume è «Storia di un arbitro, di un padre, di un uomo felice». Molti sono i tifosi partenopei che hanno tirato un sospiro di sollievo per il ritiro di Paolo Mazzoleni dal calcio giocato, pur dovendo temere il proseguimento della sua attività come “maestro di VAR”. “«Mi hanno chiesto di dare una mano; – ha dichiarato – so che quella è una via preziosa per aiutare i giovani sul campo. Dato che mi vedo ancora in questo ambiente, perché no». Nella speranza che non segua le orme di Ulisse, condannato da Dante all’Inferno come consigliere fraudolento, Paolo Mazzoleni continuerà a vivere le emozioni del campo da un’altra angolazione potendo comunque contribuire con la sua grande esperienza.

Era un ultras della squadra di basket del Celana e nel giro di pochi anni, Paolo Mazzoleni con il fratello Mario si ritrovò a 30anni a dirigere in Serie A dovendo trascurare il laboratorio di restauro d’arte gestito con la mamma Carmen. Dopo oltre 200 direzioni gara deve lasciare e può finalmente commentare la “Storia di un arbitro, di un padre, di un uomo felice”, quindi soddisfatto della sua carriera: “L’arbitro è un uomo,– ha dichiarato – in quanto tale, capita che sbagli. Io prima di una gara non ero mai teso, dopo trovavo pace guardandomi allo specchio e guardando dentro me stesso, prima di coricarmi. Lì ho sempre trovato la serenità”.

Così vuol raccontarsi e raccontare in un libro le sue sensazioni e il suo “tormento”: “I rapporti migliori li ho avuti con i carismatici De Rossi, Bonucci, Zanetti, Diamanti, Gattuso, Stankovic. Ibrahimovic il più forte che ho visto, l’unico che sul campo ti dava la sensazione di poter vincere le partite da solo. Messi il simbolo del talento, Cristiano Ronaldo la macchina perfetta. Zanetti e De Rossi i più carismatici, Hamsik quello meno sopportabile».

E a proposito dell’errore umano, ricorda: “ Uno degli errori che più mi tormentano è un rigore in Juventus-Genoa: lo fischio, chiedo aiuto ai leader in campo. Del Piero, che ha subìto il fallo, giura che era in area, i genoani sostengono il contrario. Io l’ho visto in area: rigore. La sera vedo le immagini: fuori area di un metro”. Di sicuro, se non fosse stato Del Piero ma Hamsik a doverlo rassicurare, non avrebbe ancora questo tormento.

Quindi le colpe di Mazzoleni son racchiuse tutte in quel rigore da non dare, e quando gli vien chiesto di Juve-Napoli 4-2 della Supercoppa di Pechino; e quando gli vien chiesto del rosso a Koulibaly, Paolo Silvio Mazzoleni, risponde: “Nessuna decisione sbagliata, quel rosso a Pandev è figlio della segnalazione di un assistente, Stefani, che poi ha fatto anche la finale dei Mondiali in Brasile con Rizzoli. Il rosso a Koulibaly è una decisione che nessuno può contestare: è il regolamento. I buu razzisti sono di competenza delle autorità, non dell’arbitro”.

Tutte le opinioni vanno rispettate, tuttavia come può, il signor Mazzoleni, a distanza di 7 anni non riconoscere di aver condizionato la partita insieme con Stefani e Rizzoli? E non sono i tifosi partenopei a ricordarglielo, ma un Corriere dello Sport che titolò “Super Vergogna”; Libero Quotidiano.it, “Vince la Juve tra i veleni”; Mundo Deportivo, “La Juve remonta al Nàpoles con escàndalo”. Tutti folli? E tutti folli coloro che in Inter-Napoli hanno ritenuto la sua prestazione gravemente insufficiente da dedicargli un titolo? “Mazzoleni shock: tanti errori”.
Almeno a fine carriera impari a rispettare.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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