Rosario Pastore: “Elkann chiama Gravina”
Rosario Pastore – Ora, che la Juve abbia subito una ingiustizia (una volta o l’altra, nella vita può capitare, signora mia) si è detto e stradetto. Che Bastoni (immediatamente “perdonato” da Gattuso, ma qualcuno poteva dubitarne?) non rischi il posto in nazionale, era nell’ordine, per la verità non tanto naturale, delle cose. Ma che il presidente della Fiat, John Elkann, nipote prediletto dell’Avvocato Gianni Agnelli, che ancora in vita designò il figlio della sorella come suo erede principale dell’impero dell’impero, si fosse affrettato a telefonare al presidente della Federcalcio, beh, questo la storia poteva anche risparmiarcelo. Mentre l’ad della Juventus e Chiellini (lo ricordate? quello che amava tirare per i capelli l’avversario di turno) rischiano l’inibizione per l’aggressione, non si sa quanto verbale, all’arbitro La Penna, Elkann sceglie la strada più breve e chiama Gravina. Per augurargli il buongiorno? Ovvero per manifestare alla Federazione Italiana Gioco Calcio tutto il disappunto di uno che, all’improvviso, dopo decenni di regali e regalini, è stato trattato alla stregua di un Napoli qualsiasi? Scegliete voi la risposta, amici miei. Ma so che già sapete su quale optare. Per parte mia, credo proprio che le risultanze di questa telefonata si potrebbero vedere già dalle prossime gare. Vedete, quando i capataz di una delle cosiddette grandi si sente offeso, non esita a scendere in campo personalmente. Come fece un certo Giuseppe Marotta, no, non l’autore de “L’oro di Napoli”, ma il comandante in capo dell’Inter, dopo la partita al Maradona, nell’andata. Se qualcuno non ricorda quel gaudioso episodio, andasse a controllare nell’archivio della memoria o, meglio, semplicemente su Internet.
Napoli-Roma 2-2 di ieri sera? Con Hojlund che ha giocato per tutta la partita stretto stretto tra le braccia del suo marcatore, sotto gli occhi di Colombo che assisteva beato alla tenera storia tra i due? Che dire? Questo sì che è nell’ordine naturalissimo delle cose. Consoliamoci con la scoperta che il mercato di gennaio ci ha portato in casa un tipetto proprio niente male, un certo Alisson Santos, uno che, in periodo di carestia totale in materia, riesce ancora a saltare l’uomo come se leccasse un gelato. No, non al limone, di quello ne abbiamo mangiato anche troppo, quest’anno.




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