Una lunga intervista “da manuale dello scouting” quella che Riccardo Pecini ha concesso al quotidiano Tuttosport. Pecini è il capo osservatore della Sampdoria, ed è figlio d’arte: anche il padre Aldo ha lavorato per grandi club come Manchester City, Zenit, Inter e Fiorentina. “Quand’ero piccolo già seguivo mio papà, mi portava in giro per gli stadi a vedere partite. Naturale che con il tempo sviluppassi l’interesse per questo tipo di attività” ha spiegato. Anche perché capisce che il calcio giocato non è la sua strada: arrivato in C1, ha capito ben presto che la sua strada è un’altra. “Io ho cominciato intorno ai 21 anni dopo aver lasciato l’università – spiega. Guardavo partite anche di notte, di ogni livello: serve per fare un archivio mentale, costruire dei parametri”. In fondo, spiega Pecini, non esiste un corso che lo insegna: osservatore si diventa facendolo.
Il lavoro alla Samp consiste in una ricerca in prospettiva: “Ossia la costruzione di una squadra composta per lo più da giovani che possano crescere e garantire un futuro sportivo importante e anche economico“. Ma soprattutto: “La difficoltà vera è capire: va bene per me? Può fare il lavoro di cui ho bisogno? L’incognita nella selezione del talento è la testa, il resto lo fa l’allenatore”. Parametri oggettivi? Dipende dai club: “Certi prediligono la struttura fisica perché paga nel breve e altri la tecnica che lo fa a lungo termine. Però per me non si sbaglia un giocatore, semmai si prende un giocatore non adatto in quel momento a quella squadra.”
Ruolo più ricercato? “I terzini. Ora si torna alla ricerca del terzino puro, che sa difendere, ma quel tipo di giocatore non è stato prodotto. Poi i difensori da linea a tre e le seconde punte: il 4-3-3 è in calo.” Per quanto riguarda i Paesi dove cercare: “Svezia e Repubblica Ceca.
La vita di osservatore, però, non è tutta rosa e fiori. “Facciamo riunioni bimestrali, che producono dei nomi da seguire e relazionare. Abbiamo uno staff di 5 osservatori professionisti più un coordinatore, ognuno nel fine settimana è via. Ci sono due tipi di viaggi. Le grandi manifestazioni sono belle, divertenti, i viaggi di un normale weekend molto più duri. Esempio: 9 partite in 3 giorni. ” Lo stipendio? Sui 3000 euro al mese, rimborsi esclusi.