Sembra un’inutile esercizio di percentuali capire chi sia maggiormente colpevole di questa crisi che sta attanagliando il Napoli. Tuttavia pur ammettendo che gli infortuni, il covid e alcune prestazioni arbitrali abbiano condizionato il suo cammino, resta ‘il modo’ a non convincere. Il modo in cui il Napoli ‘non’ gioca, cambiando pelle ad ogni partita; né si è capito se Gattuso prediliga il catenaccio alla Nereo Rocco oppure la verticalizzazione che non può riuscire se non si dirige l’orchestra col giusto ritmo e in armonia.
Non si comprende se Gattuso ritenga una ricchezza il poter cambiare 5 giocatori, (al momento giusto) oppure un inutile orpello. Non lo si capisce perché ha iniziato la sua avventura sulla panchina del Napoli in un modo e l’ha stravolta più e più volte.
Domani – sembra deciso – Gattuso schiererà in porta Ospina dopo l’infortunio e Meret che tra 15 giorni compirà 24 anni, può tornare in panchina. Un cambio – secondo il tecnico – determinante per la costruzione dal basso tanto di moda e che può rivelarsi tanto rischioso quando la perfezione dei movimenti non è garantita.
Con Koulibaly giocherà Rrahmani scoperto per caso, per la mancanza contemporanea dei difensori e a sinistra giocherà Ghoulam, scoperto per caso, per far rifiatare Mario Rui. Un 4-3-3? Forse all’inizio, perché la sua intenzione è quella di inserire Osimhen negli ultimi venti minuti, purchè scelga bene in momento più opportuno.
Eppure per il Napoli è l’ultima carta da poter giocare per aggredire le prossime determinanti partite: contro il Bologna, che può permettersi il lusso di una sconfitta senza perdere la testa, il Napoli non può. Ogni partita è realmente una finale che se poco importa a Maksimovic e Hysaj, già fuori dagli schemi ,così non è per il capitano e per altri giocatori che danno tutto e di più come Di Lorenzo, Zlielinski o Politano.