Per un Napoli da scudetto, occorre un pubblico da scudetto

Che Insigne diventi un caso dopo una partita giocata con ardore e sacrificio per i compagni, è paradossale. Com’è paradossale continuare a beccare un Presidente che ha reso il Napoli competitivo in Italia e in Europa: manca il senso di equilibrio nel giudizio, e il dispiacere offusca la ragione. Finalmente un San Paolo struggente con una coreografia emozionante; un palpito all’unisono che sembrava volesse unire, dissolto in un attimo nell’avversità. E giù le solite litanie impresse nella mente per poter colpire, umiliare, insultare come un mega Facebook o Twitter teatrale ignorando che il primo scudetto dovrebbe conquistarlo il pubblico che avrebbe avuto l’occasione di riproporre la coreografia struggente a cominciare dall’ultimo quarto d’ora di partita come tutti i tifosi di squadre di rango.
Un Napoli che fosse uscito tra gli applausi e i cori avrebbe avuto le prime pagine di tutti i quotidiani del mondo. Perché così si zittiscono le gole profonde di commentatori e opinionisti a gettone. Invece fischi, critiche, come nell’ambiente juventino. Atteggiamenti qualunquisti, prepotenti di chi delega le proprie frustrazioni verso la squadra.
Un altro ammonimento per i tanti gioielli napoletani che giocano nelle giovanili in Europa: se sognate la maglia azzurra, imparate lo spagnolo o l’inglese, falsificate la carta d’identità e giocate da straniero. Marek Hamsik docet: tanti i momenti bui sempre sorretto dal pubblico che l’ha amato e difeso anche quando ha cambiato pelle a metà campionato. Per soldi.
I fischi a Lorenzo Insigne dopo una partita anema ‘e core; dopo aver visto Callejon divorarsi il gol che avrebbe mutato la gara; dopo aver visto sbagliare Milik, Ruiz, Meret. Dopo aver visto sbagliare nella gara d’andata, anche Koulibaly con il suo augogol. I fischi son per lui e per De Laurentiis che continua ad essere colpevole di non indebitarsi con le banche o con qualche fondo straniero tipo Elliot. Colpevole, a differenza di Ferlaino, di non aver smembrato la squadra per risanare qualche bilancio in rosso.
Al momento, un secondo posto (da difendere), un percorso Champions da incorniciare, un quarto di finale di EL. Ma non basta e fin tanto che esistono “tifosivulimmevincere” si rischia soltanto di non vincere.
L’analisi di una partita può farla soltanto un tecnico, ancor più se un signor tecnico come Ancelotti, giunto a Napoli per l’ambiente, pur se ha già capito che “Il San Paolo aiuta quando la squadra va bene”.
Ora c’è da affrontare l’ultimo scorcio di campionato per la certezza del secondo posto e comunque della zona Champions: Atalanta, Frosinone, Cagliari, Spal, Inter, Bologna per conquistare almeno 7 punti dalla quinta e iniziare il ciclo Ancelotti. I veri tifosi sono tanti, si può fare.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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