Per uscire dal tunnel senza drammi, cinque gare per ricominciare

Serata amara quella vissuta al San Paolo con il Napoli sconfitto da una squadra che ha saputo reagire e far tesoro del capitale dilapidato dal Napoli. Un Napoli ben messo in campo, con Callejon e Mertens a non dare punti di riferimento: l’uno in posizione accentrata, l’altro in posizione esterno di sinistro. Funzionava: l’Atalanta ha rischiato di capitolare almeno quattro volte, se Mertens, Callejon, Milik e Zielinski avessero completato con lucidità quanto costruito. Il pareggio era nell’aria e anche Ancelotti lo temeva. Ora si deve ricostruire lasciando andare Maurizio Sarri, ingombrante in questo campionato più ancora dei gol falliti da Insigne, Mertens o Milik.

Il tecnico toscano, pur approdato a Londra, ha lasciato le pantofole nello spogliatoio del Napoli che ancora si guarda indietro. Si voltò pagina dopo l’éra Mazzarri; si voltò pagina dopo l’éra Benitez ma non dopo l’éra Sarri che aveva saputo mutare una partita in calcio spettacolo: non vincente comunque.
Non disse “me ne vado”; non rispose a De Laurentiis che attendeva, borbottando poi di aver appreso soltanto dalla Tv la successione di Ancelotti sulla panchina. Sarri, già da aprile, dopo la “funesta” sconfitta in hotel con la Fiorentina, aveva pianificato il suo futuro: non quello del Napoli. E’ questo il mondo del calcio: Napoli è lo scalino per poter poi volare; peccato che né Mazzarri, né Benitez, né lo stesso Sarri siano riusciti a volare, quasi imitando Icaro.
In realtà Sarri sapeva che il “patto di ferro” era stato il vero “motivatore” per un’impresa che non gli è riuscita perché il ciclo era concluso da un po’. Via Higuain, dentro Milik, con tutti gli interrogativi sciolti con l’infortunio: ed ecco i piccoletti che potevano reggere in attesa di Milik che però non giunse; Mario Rui, scoperto per caso, grazie (o a causa) all’infortunio di Ghoulam durante la gara col City, poteva reggere, in attesa del rientro dell’algerino che non giunse.
Sarri voleva andar via perché consapevole che non si sarebbe potuto superare: non è di quei tecnici alla Wenger o Ferguson che possono reggere anni e anni: dopo aver perfezionato il giocattolo, che si fa?
Per l’ambiente Napoli, è venuto finalmente il momento di restituire le pantofole al tecnico europeo più criticato in assoluto che rischia di non centrare il quarto posto Champions e dover pensare alla panchina più comoda per il prossimo anno, Milan o Roma.
Il Napoli ripartirà da Carlo Ancelotti che potrà gestire il mercato insieme con Giuntoli valutando a quattr’occhi la volontà dei senior che devono imparare a lasciare perdere i ghirigori per una concretezza che latita. Si mettano da parte i confronti con Sarri o con altre squadre, come Inter o Milan o Roma. I numeri possono confondere le idee perché in una classifica pubblicata da Tuttonapoli, risulta che il Napoli è in testa per “tiri tentati” con 18,2 rispetto ai 17 di Sarri. Si può ricominciare da qui.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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