PIEDI D’ORO, PIERE ‘E CHIUMMO E LL’INCIARÌA

 

Quanto costa comprare Balotelli, oggi. Niente. Il parametro è “zero”. Caspita, un affare. E poi, vuoi mettere, tenere in quadra uno come superMario e come avere una mezza assicurazione sulla “vita”. Della squadra, però. Ma davvero? E se le cose poi non vanno bene gli eurini del sostanzioso premio che lui, per giocare nella squadra che lo prenderebbe, chiede, saranno soldini buttati al vento? E Dybala, la “Joya” zebrostrisciata, a quanto sta sul mercato oggi? Qualcuno butta là una cifra: 80 milioni. Un altro dice: “ma qua… nun ce ‘o ranno… ‘a Juvents va truvanno 100 meliune botta botta”. Nemmeno al mercato della frutta, tra melloni “di fuoco”, percoche con “il pizzo” e uva “zizza ‘e vacca”. Fantasie d’agosto sul calciomercato? E mica tanto.

Ovviamente i due calciatori citati sono stati solo il mezzo per parlare del rutilante e fantasmagorico mondo del “me l’accatto io” e del “nun t’’o dongo” del calcio italiano e non. Da quando il “mercatone dei piedi” si è aperto, ai primi del luglio passato, è tutto un rincorrersi di voci e di affari fatti e/o sfumati. Chi ci sta dietro i milioni? E chi decide quanto vale uno o l’altro? Presidenti che tengono le chiappe ben strette quando devono comprare e allargano a dismisura i cordoni della propria borsa quando invece devono vendere. Giusto così. Per i procuratori, invece, vendere o comprare, sempre al massimo del prezzo, non costituisce problema. Da perfetti sanzari aprono la mano in entrata e in uscita. Che poi è pur sempre una vendita. Loro fanno i propri interessi assieme a quelli delle loro percoche – giocatori: meglio vendono, maggiore è il ricavo della percentuale. Qualcosa, bricole, ma pur sempre milioncini, le fanno con opzioni e promesse. Ma se la faticano. Saltano da un aereo all’altro, vedono gentona, gentuccia e gentaglia, hanno cuntrattà cu uno e cu n’ato… na ddiece ‘e fatica. Na vita di cacca. Ma si mettono in tasca fior di soldini. E spesso piazzano pure il brocco…lo facendolo passare per purosangue. Il calciatore, eh, quello è l’anima del commercio. Se tanto tanto ha fatto un paio di reti l’anno prima… adesso il prezzo del cartellino è raddoppiato. Ma è giustificato. Relativamente, però. La carriera più spezzarsi all’improvviso e lui sarà costretto a mieter il grano per tutta quell’altra parte di vita che gli resta. Ma, cavoli, se uno un anno guadagna dieci milioni di euro più bonus… e fatica per sette otto anni al meglio… pure so’ settanta e passa milioncini che si mette in tasca. Escludendo i “fore mano”…. Che se ne fa ‘e tutte sti sorde… E se poi è uno come, mettiamo, per esempio, Ronaldo… la cifra cresce paurosamente. Tanti, fanno opere di beneficenza. Aiutano. Davvero. altri, chiappa stretta e pedalare. Nun cacciano na lira manco si te vedono muorto. A Napoli si chiamano ‘nciaruse. Ingordi, avidi, isanziabili, voraci, famelici, presidenti, agenti e calciatori. Spendono e spandono in macchinoni, palazzi “reali”, vacanze da sogno. Alla faccia del povero tifoso che “muore” ogni domenica sugli spalti assolati o sferzati da pioggia e vento. Meglio, molto meglio ‘e piere ‘e chiummo. Faticatori e umani. Andranno in paradiso. Gli altri, se va bene, in purgatorio. Se no, all’inferno; canto VII, quinto cerchio, Dante.

Carlo Avvisati

Carlo Avvisati
Informazioni su Carlo Avvisati 51 Articoli
Giornalista

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