Pragmatismo e concretezza oppure spettacolo e divertimento: è possibile vincere attraverso il bel gioco ?

??????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Nel 1991, interpellato durante un’intervista sul rapporto tra spettacolo e risultati nel calcio, Johan Cruijff affermò che << La qualità senza risultati è inutile, ma i risultati senza qualità annoiano >>. Parole illuminanti da parte di un uomo che ha cambiato questo sport sul campo prima ed in panchina poi, le quali probabilmente sintetizzano al meglio quale sia il punto di incontro ottimale tra due filosofie calcistiche opposte. Un dibattito, quello legato alle divergenze di vedute tra chi sostiene che “il risultato è l’unica cosa che conta” e chi invece sposa l’idea che il bel gioco e la spettacolarità lascino a prescindere il segno nella memoria e nelle emozioni dei tifosi, che in Italia si è particolarmente ravvivato nel corso di questa stagione, dal momento che le due compagini in vetta alla classifica, Napoli e Juventus, sembrano incarnare perfettamente le due modalità diverse di interpretare il football. Contropiede Azzurro ha chiesto a nove giornalisti ed addetti ai lavori un parere a riguardo: conta solo vincere o è importante anche regalare spettacolo a chi segue il calcio ? E, soprattutto, in Italia è davvero possibile vincere puntando al bel gioco ?

Natale Giusti (NapoliSoccer.net): << Io sono d’accordo con Sarri, il quale ha affermato che tra 20 anni si ricorderà questo Napoli che, a mio modo di vedere (parlo da memoria storica dei due scudetti vinti finora dagli azzurri e in piccola parte anche del Napoli di Vinicio ) sicuramente esprime il miglior calcio che si sia mai visto. E’ ovvio che della Juve si ricorderanno i sei e speriamo non i sette scudetti vinti di fila ma altrettanto certamente il modello di riferimento resterà il Sarrismo e non il pragmatismo di Allegri; la filosofia del tecnico livornese sarà anche vincente, nessuno lo mette in dubbio, ma io sono convinto che a parti invertite, e cioè se Allegri allenasse il Napoli e Sarri la Juve, sicuramente i bianconeri avrebbero 30 punti di vantaggio sulla seconda, che a parere mio potrebbe anche non essere la squadra partenopea con Allegri sulla panchina azzurra. In definitiva io sono sempre per il bel gioco, anche perché il pragmatismo dell’allenatore juventino sarà anche vincente in Italia, dove il livello è basso, ma in Europa con il solo pragmatismo non vinci niente e la storia delle finali Champions perse dalla Juve dovrebbe aver insegnato qualcosa >>

Riccardo Giammarino (autore di “Pittat’”): << Nel cinico mondo del calcio italiano, stantio e catenacciaro per definizione, il Napoli di Sarri per ora ha intrapreso un atto rivoluzionario. Il gioco del Napoli che incanta l’Europa è un piccolo lume acceso nelle tenebre, è il collettivo che compete con l’individualismo seppur con una rosa decisamente più limitata rispetto alla squadra che da sei anni detiene il titolo di campione d’Italia. In un certo senso Sarri è un comandante rivoluzionario come lo intende Alain De Benoist, ossia un uomo che rifiuta ogni riformismo, contrapponendo all’ideologia dominante una visione del mondo diversa. Però l’atto rivoluzionario può avere due tipi di esiti: essere stroncato dalla logica del più potente e quindi restare un ricordo amaro, pane per romantici e nostalgici, oppure può sfociare nella rivoluzione, in quel momento di gioia che è la conquista del tanto atteso scudetto, e per riuscirci è necessario che il gruppo ci creda incondizionatamente mantenendo il sogno vivo >>

Mario Passaretti (Radio Cuore Azzurro): << La differenza tra Napoli e Juventus, che da sempre è rappresentata dal bel gioco degli azzurri e dalla concretezza dei bianconeri,quest’anno può essere sintetizzata nei punti, nelle vittorie ma soprattutto nell’aspetto psicologico. Adesso i bianconeri devono inseguirci ed il Napoli oltre ad essere bello è diventato anche maturo e concreto dettando i ritmi della partita e decidendo quando è il momento di chiudere qualsiasi match. Bisogna solo attendere che il sogno SCUDETTO diventi realtà! >>

napoli_03Ciro Gaipa (NapoliCalcioNews.it): << Le due diverse filosofie hanno finora portato a risultati differenti: la Juve in Italia domina da sei stagioni consecutive e lotterà anche quest’anno fino alla fine per il tricolore, e l’efficacia del suo gioco è ben diversa dalla bellezza e dalla spettacolarità di quello del Napoli. Gli azzurri hanno provato a costruire qualcosa di differente partendo dalla base; una difesa ordinata, un centrocampo in grado di pressare gli avversari appena riconquistano il pallone ed un attacco capace di realizzare quei movimenti che permettono di avere così tante palle gol. La formazione di Sarri insomma si basa sul collettivo, mentre i bianconeri si fondano più su delle individualità, cosa che comunque allo stesso Napoli non manca. I partenopei, però, sono una squadra che regala emozioni a chiunque la guardi giocare, così come accaduto domenica scorsa a Cagliari, ed io credo che questo modo di intendere il calcio alla lunga possa essere vincente anche in termini di risultati; siamo al terzo anno di Sarri, e questa stagione per tutto il gruppo puo’ essere considerata come una sorta di esame finale di laurea per il lavoro svolto finora. Scopriremo solo il 20 maggio se questo sogno si realizzerà, ma si puo’ già dire che questi ragazzi hanno permesso agli spettatori di assistere alle partite con un’emozione ed un sentimento che forse negli ultimi anni si era perso, soprattutto nel calcio italiano >>

Raffaele Russomando (Radio No Frontiere): << Per anni “bel gioco” ha fatto rima con Barcellona, e non avrebbe potuto essere altrimenti considerando le qualità individuali dei giocatori che componevano e ancora compongono quella squadra. In Italia vincere con il bel gioco secondo me è possibile, ma deve trattarsi di un bel gioco concreto, e non effimero e fine a se stesso; questo sembra essere il caso del Napoli attuale, che a differenza delle scorse stagioni in più occasioni è riuscito a portare a casa partite anche di misura, in modo cinico. Riuscire a trionfare con la filosofia del Sarrismo sarebbe l’apoteosi della “Grande Bellezza”, che potrebbe essere non più solo un film ma diventare anche una magnifica realtà. In definitiva tra i due modi di intendere il calcio io preferisco quello dello spettacolo, ancor meglio se accompagnato anche da vittorie >>

Gianluca Verna (Megapress): << Sul piatto della bilancia bisogna mettere sia il fatto che in 25 anni, per quanto mi riguarda, non ho mai visto il Napoli vincere lo Scudetto, e che quindi il sogno del tricolore è un qualcosa che aspetto da sempre, sia il fatto che non ho mai visto giocare la squadra così bene; se negli anni scorsi ricordo partite in cui appariva difficile sbloccare il risultato, in questa stagione invece non ho mai questa sensazione, perché ogni volta che Hamsik e compagni entrano in campo so che inizieranno da subito a martellare l’avversario. Premesso ciò, c’è da dire che lo Scudetto del bel gioco puo’ accontentare gli esteti del calcio così come quello del fatturato accontenta gli economisti. Io credo che la cosa più importante sia vincere, ma se vincere sarebbe già di per sé fantastico, farlo regalando questo spettacolo sarebbe un qualcosa senza precedenti >>

udinese-napoli-0-1-696x436Ludovica Donnarumma (MondoNapoli): << Nel calcio come nella vita ognuno sceglie la propria strada che, seppur differente, può portare ai medesimi risultati. La Juventus avendo una tradizione vincente e una rosa importante ha la capacità (e possibilità) di vincere utilizzando più alternative tattiche (grazie anche alla duttilità dei moduli di Allegri) e puntare sulla bravura del singolo; il Napoli per cercare di alzare quel trofeo ambito da oltre trent’anni ha puntato sul lavoro oculato di un allenatore che ha saputo esaltare le qualità dei singoli adattandole ad un gioco corale, collettivo che dopo 3 anni di studio, continuità sta portando a dei risultati straordinari. Se da un lato quindi c’è l’esperienza, dall’altra c’è l’apprendimento costante di un modus pensandi che riprende il calcio totale di Cruijff e poi quello di Sacchi adattato – ovviamente – al calcio di oggi con interpreti diversi. Due filosofie differenti ma entrambe valide: la Juve è pragmatica, il Napoli divertente e fautore della grande bellezza; a maggio capiremo chi ha attuato quella migliore >>

Leonardo Ciccarelli (TeleClubItalia): << Vincere o giocare bene? Perché scegliere? La verità è che non esiste una filosofia perché il calcio non è un concetto astratto. Il calcio, come ogni sport, ha come unico obiettivo quello della vittoria. In quanto sport di squadra e soggetto a maggiori variabili, c’è poi la volontà di raggiungere un obiettivo nella maniera più congeniale ma il fine è sempre la vittoria. Allegri, come ha dimostrato il documentario di Netflix, prova a far giocare la sua Juve come il Napoli e Sarri, come si sente da bordocampo, sta spesso utilizzando la frase “Partita sporca”. Gli stili si mischiano, perché l’obiettivo è comune >>

Ciro Balzano (Collettivo Napulegno): << L’arrivo di Sarri a Napoli, l’inizio di un percorso di sviluppo di gioco completamente diverso dal difensivismo italiano, ha decisamente amplificato l’atavico confronto tra il bel gioco, considerato fumoso e poco incisivo, e l’altro lato del gioco, quello cattivo, considerato più mirato al raggiungimento del risultato e non all’intrattenimento. Innanzitutto bisognerebbe contestualizzare il tutto, cioè bisognerebbe analizzare un mondo di elementi che, per entrambi gli schieramenti, come variabili, potrebbero influenzare le differenti visioni calcistiche. Io mi sono sempre posto in mezzo alla diatriba, con particolare simpatia per il risultato perché in fin dei conti, ogni romanzo, ha bisogno anche di un finale, che sia bello o brutto poco importa (anche se il lieto epilogo è sempre stato più interessante). Contestualizzare significa inoltre che per poter confrontare due elementi, in questo caso due squadre che rimandano a due idee di calcio differenti strutturalmente, c’è la necessità di omologare, normalizzare i termini di paragone. Proprio per questo motivo è necessario evitare questi tipi di confronto che nascondono le differenze abissali tra una squadra che continua a rappresentare una potenza calcistica, economica e politica ed una squadra che bene o male si è barcamenata in questi anni raggiungendo discreti obiettivi e che non ha alle spalle la stessa storia e la stessa capacità economica e politica dell’altra. Da un punto di vista meramente tattico, invece, mi sembra doveroso riconoscere, al di là delle differenze strutturali tra i due club appena menzionate, la capacità di un tecnico di essere più pragmatico, meno teorico e più massimalista. Perché se da un lato è pur vero che il calcio è anche romanticismo, legato oltre modo a storie, racconti, che anche dal punto di vista sociale hanno segnato epoche, dall’altro, immersi come siamo nel neocapitalismo sfrenato, è necessario per un club, che oggi assume più i contorni di un vero e proprio impero aziendale, portare dei risultati alla luce della sua realtà sportiva. Il Napoli sul piano economico non può competere con la Juventus ma sul campo, ed è chiaro, in questi anni si è evidenziata la riduzione del divario che prima era enorme tra i due club. Questa stagione potrebbe davvero segnare un risultato storico. Bisogna solo crederci al di là delle filosofie calcistiche di riferimento e del bel gioco. Il vero spettacolo è vincere quel trofeo >>

Bruno Marchionibus

 

Bruno Marchionibus
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