Lo stadio Maradona fu inaugurato il 29 novembre 2020, pochi giorni dopo che Diego, cambiando casa in terra, avesse il tempo di sedersi in Tribuna Superiore per assistere a Napoli-Roma. Un silenzio innaturale avvolgeva lo stadio ma che in quell’occasione fu un tributo al più grande. E allora Napoli-Roma : la sblocca Lorenzo Insigne con una punizione guidata direttamente dalla Tribuna Superiore, di un’eleganza tale da far scattare tutti in piedi. Ma Lorenzo, commosso e ispirato, oltre al gol gioca una gran bella partita impreziosita da passaggi illuminanti, come quello servito a Fabian Ruiz in occasione del 2-0. Nel giorno dedicato al grande Diego è lui il migliore in campo. Ed è proprio Lorenzo Insigne a prendere le chiavi da San Paolo per consegnarle nelle mani del dio del calcio. San Paolo aveva già visto due scudetti, qualche Coppa Italia e una Coppa Uefa procurate da Diego: ora poteva passare la palla e consegnargli lo Stadio che diventò Maradona. Da allora, tanta burocrazia sul quando e come fare l’inaugurazione ufficiale, fino alla serata magica con la statua dal piede d’oro.
Tutto bellissimo ma un Maradona sempre vuotino, causa pandemia e anche causa tifosi tiepidini, criticoni, polemici che non sempre sono stati il 12esimo uomo in campo. Ma da luglio c’è Luciano Spalletti alla guida del Napoli che ha chiamato a raccolta più volte questo 12esimo uomo che si sofferma a giudicare, valutare, contestare. Fino a domani sera.
Quarantatremila tifosi saranno presenti allo Stadio per spingere gli azzurri all’impresa. Per la prima volta, lo Stadio Maradona si presenterà in tutto il suo splendore per intimorire gli spagnoli.
Per la prima volta il Maradona dovrà diventare di nuovo lo stadio più spaventoso d’Italia come lo definì Yaya Tourè che il 22 novembre 2011, in occasione di Napoli- Manchester City (2-1) disse: “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso. “La mattina andammo a fare riscaldamento al San Paolo, Carlos (Tevez) mi parlava di questo stadio, ma io che ho giocato nel Barça mi dicevo, che sarà mai! Eppure quando misi piede su quel campo sentii un qualcosa di magico, di diverso.
La sera quando ci fu l’inno della Champions, vedendo 80.000 persone fischiarci mi resi conto in che guaio ci eravamo messi! Qualche partita importante nella mia carriera l’ho giocata, ma quando sentii quell’urlo fu la prima volta che mi tremarono le gambe! Bene, fu li che mi resi conto che questa non e’ una solo squadra per loro, questo e’ un amore viscerale, come quello che c’è tra una madre ed un figlio! Fu l’unica volta che dopo aver perso rimasi in campo per godermi lo spettacolo!”.