Report, la Juventus è più forte di un’inchiesta

Andrea Agnelli, Alessandro DAngelo, Ciccio Bucci e Rocco Dominello sono i protagonisti di una storia inquietante che Sigfrido Ranucci ha raccontato a Report (ancora ieri sera) in seguito ad un’inchiesta di Federico Ruffo sugli affari opachi attorno alla Juve. Le intercettazioni confermano i contatti tra D’Angelo, capo della sicurezza della Juve con Rocco Dominello, fondatore del gruppo “i Gobbi” , di recente condannato in appello a cinque anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. In molte intercettazioni si parla dello sciopero del tifo e degli striscioni offensivi sulla tragedia di Superga. Si smentisce Agnelli dimostrando la responsabilità della società che avrebbe permesso l’esposizione degli striscioni, mentre la Juventus smentisce di esserne a conoscenza.
Un’inchiesta faticosa per Federico Ruffo che ha recentemente dichiarato:” Sono juventino, ma prima di tutto sono un giornalista. E da giornalista so che questa inchiesta non ha nulla a che fare col calcio: qui c’è un uomo che ha perso la vita (il suicidio di Bucci) lasciando un figlio di 10 anni carico di rabbia e domande, ognuna delle quali merita una risposta. Qui si parla di soldi, ndrangheta, criminali da stadio e dirigenti dalla doppia morale. E’ uno dei lavori più importanti che abbia fatto in anni di carriera portato avanti proprio per amore dello sport, quello vero, e del tifo, quello che non ha bisogno di fare soldi sulla passione degli altri.”
Un’inchiesta difficile che ha comportato minacce e intimidazioni come ha denunciato la redazione di Report per dire che il calcio è malato. Tuttavia, l’autore dell’inchiesta, Federico Ruffo ribadisce che i fatti denunciati niente hanno a che vedere con il calcio: ed è vero, senza alcun dubbio; eppure la società Juventus dovrebbe iniziare a curare maggiormente la propria credibilità . Quando scende in campo la Juventus c’è scarsa serenità di giudizio nel pubblico non di fede bianconera: favori arbitrali evidenti e stampa amica, commenti benevoli pronti a prendere per mano il tifoso . Una grande società, una grande squadra può e deve sgombrare il campo dalle dicerie e dai sospetti concedendo anche alla classe arbitrale la libertà di sbagliare senza timori. Come per la Formula 1, la Ferrari vince soltanto quando è più veloce, così la Juventus dimostri di poter vincere senza “assistenza”. Ormai il mondo della satira vive, si alimenta del suo falso strapotere valido solo in Italia. Dimostri.
Diana Miraglia

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Giornalista

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