Respect Fair Play

Serata di gala per l’assegnazione della Panchina d’Oro vinta da Massimiliano Allegri con Sarri e Inzaghi al secondo posto; ma è stato Carlo Ancelotti a rubare la scena all’allenatore della squadra più forte d’Italia con un messaggio di allarme per la maleducazione e la violenza che si vive sugli spalti di molti stadi: “Se si fermano le partite quando piove, possiamo farlo anche quando si esagera con gli insulti. Abbiamo questo vantaggio: sfruttiamolo. Si può fare e penso che lo faremo. Impossibile essere offesi così in Inghilterra e Spagna: lì c’è altra educazione. In Italia a livello di cultura siamo indietro, si pensa ancora che una partita di calcio sia una battaglia“. E anche Marco Verratti ha detto la sua: ‘‘Sono d’accordo con Ancelotti, davanti agli insulti bisogna fermare le partite, se non facciamo qualcosa di eclatante le cose non cambieranno mai. Queste cose all’estero non succedono, in Francia mi è capitato solo quando abbiamo giocato a Marsiglia – ha continuato il giocatore del Psg – Venire insultati per una partita di calcio anche nella sfera privata non è ammissibile, capiamo la passione che c’è in Italia e la delusione che una persona può provare dopo una sconfitta, la proviamo anche noi giocatori perché in campo andiamo per dare sempre tutto Le offese quindi non dovrebbero starci. Bisogna fermarsi altrimenti i bambini cresceranno con la convinzione che se vinci sei buono, se perdi sei cattivo”.

Antica la questione che ogni allenatore ha provato a rimarcare ma, fin quando alcune tifoserie protette potranno impunemente proseguire, nulla potrà fermarle. Tanto per cominciare, la classe arbitrale potrebbe decidere una linea politica di intervento senza libere interpretazioni: cori offensivi? Si ferma la gara per qualche minuto e, in caso di ripresa si ferma la gara e una sconfitta per 3-0 a tavolino. Tutto sta a incominciare con l’ausilio dei club (tutti) e l’ausilio del giudice sportivo, spesso costretto a comminare con 20/30mila euro di ammenda le società per insulti di ogni genere.
Massimiliano Irrati, nel febbraio 2016, fermò per 4 minuti la partita tra Lazio e Napoli all’Olimpico in seguito ai ripetuti buu rivolti a Koulibaly; nel maggio scorso, a Marassi, anche Claudio Gavillucci di Latina fermò la gara in seguito alle ripetute invocazioni al Vesuvio dalla gradinata Nord: due esempi a distanza di tempo per un nulla di fatto, anzi, c’è da sottolineare che Gavillucci dopo quella gara è stato retrocesso ai campionati giovanili. Una coincidenza? Forse, ma la violenza negli stadi è “coltivata” fuori dagli stadi e introdotta “dentro” da gente che non viene fermata dalla società, come la storia di Alto Piemonte ricorda. Dopo la sconfitta della Juve contro il Manchester e le polemiche per il gesto di Mourinho, nessuno ha pensato di chiedere scusa all’allenatore e i creatori dell’umorismo horror bianconero, hanno creato anche la vignetta del tecnico portoghese sulla sedia a rotelle.
Maleducazione? O qualcosa di più?
Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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