Rosario Pastore, firma storica e penna sempre pungente, autentica e diretta, ha pubblicato un post, che in realtà è ‘un pezzo’ di antica, preziosa fine letteratura, che dovrebbe essere letto da tutti coloro che si arrampicano sugli specchi per trovare razionalità dove non c’è.
Napoli è antipatica. Anzi, quasi insopportabile, per la quasi totalità degli italiani. Lo sa bene chi ha dovuto mettersi il sacco in spalla per andare a lavorare fuori dai confini cittadini. Qualsiasi cosa faccia Napoli, diventa fastidiosa, per chi è estraneo a questo luogo. Nell’800, esistevano pochissime grandi capitali europee. E la città dei Borbone era tra queste, con una crescita costante fino a diventare un punto di riferimento culturale ed economico per tutto il Continente. Ho appreso, seguendo quel magnifico programma che è “Una giornata particolare” di Aldo Cazzullo, di una lettera inviata da Wolfang Amadeus Mozart a suo padre, Leopoldo. Il genio musicale salisburghese stava trascorrendo a Napoli un intenso periodo di studi, presso la Scuola Musicale Napoletana, che poteva vantare nomi come quelli di Domenico ed Alessando Scarlatti, di Pergolesi, di Paisisello, di Cimarosa e così via. Ebbene, Mozer confidò a Leopoldo che una esibizione a Napoli valeva più di 200 inGermania. “Anche se – aggiungeva in un post scriptum – qui pagano poco”. Dopo la resa incondizionata e scandalosa del Regno delle Due Sicilie, la città del Vesuvio è divenuta oggetto di scherno e di pesanti offese da parte di chi, per centinaia d’anni, ne aveva subito la superiorità. E’ antipatica, Napoli, dà fastidio in tutte le sue manifestazioni. Sia di allegria, con la sua gente che con grande coraggio affronta le difficoltà della vita; sia nei periodi tragici, quando eventi naturale ne mortificano la bellezza. Anzi, questi ultimi diventano addirittura esibizioni di cattiveria, con i cori inneggianti al Vesuvio. Credo che in nessuna parte del mondo accada che una città venga mortificata in tal modo dai suoi connanzionali, con l’invocazione ad un vulcano perché la distrugga. Napoli sta sui coglioni. Ed è quindi quasi naturale che la sua squadra, espressione calcistica della città, subisca lo stesso trattamento. E così succede che quando quel team sportivo sta nella cesta, dà poco fastidio, limitandosi a qualche sporadico sfizio, tipo battere la grande Juventus di tanto in tanto, va tutto bene. I problemi comnciano quando quella testa si solleva, quando cerca di farsi strada dignitosamente alla pari con gli altri. Ed allora capita che quando Ferlaino acquista Savoldi, si rinfacci alla città la sua miseria, i suoi straccioni e quando arriva Maradona, si chiami in ballo la camorra come la vera promotrice di quell’operazione. Queste cose le abbiamo vissute sulla nostra pelle, eh, amici? Ed ecco che questa squadra ha addirittura l’impudenza di voler trattare senza false riverenze con le cosiddette grandi del calcio. Ce la fa, ci riesce. Due scudetti nel giro di 3 campionati sono un bilancio mica male. Ma c’è quella vecchia storia dell’antipatia. Noi lo sappiamo, no? Con chi rientra nelle nostre simpatie, riserviamo un sorriso in più, un gesto affettuoso. Per gli altri, no. Giudichiamo le loro azioni sempre con un pizzico di pregiudizio. Questo succede in ogni settore della vita, quindi anche nello sport. E capita spessissimo che una situazione vanga vista in un certo modo piuttosto che in un altro. Nessuna malafede, per carità, nessun secondo fine. Solo quella maledetta antipatia che nasce quasi spontanea. Oddio, può anche capitare che, di tanto in tanto, certi giudizi volgano a favore dei colori partenopei. E allora, apriti cielo!, scendono in campo i mammasantissima dell’ordine costituito allo scopo di rimetere le cose nel loro ordine naturale. Tutto qui. Questo sentivo di riportarvi all’indomani di Napoli-Verona. E, come viene scritto esplicitamente nelle presentazioni dei film, “ogni riferimento a persone o cose è puramene casuale”. Buon fine settimana. E, per la storia dell’antipatia, lo so che è difficile, ma facciamocene una ragione. Almeno ci eviteremo qualche incazzatura.
Un’ultimissima considerazione, secondo me abbastanza interessante. La grande giallista Agatha Christie, autrice di capolavori, diceva: <Un indizio è un indizio; due indizi sono una coincidenza; tre indizi formano una prova>. Questo solo per ricordare un episodio del 19 maggio scorso, con Napoli e Inter impegnatissime nella lotta al titolo. Ebbene quel giorno, a Parma, un fallaccio su Neres era stato giudicato da rigore da Doveri. Dall’arbitro ma non dal Var, che era rappresentato dal signor Marini, lo stesso che ieri ha fatto cambiare idea a Marchetti. Doveri lo stette a sentire e il rigore, sacrosanto, venne negato. Al Maradona era accaduto che il gol di McTominay fosse stato giudicato del tutto regolare dall’arbitro. Ma il Var Matini è intervenuto ed ha fatto cambiare idea. Come avrebbe osservato la Christie, “Ma guarda che coincidenza!>. Poi, un post della “Napoli bene” mi ha ricordato che ci sono stati almeno altri due casi, con quel signore protagonista. Una prova? Ma no, una coincidenza nella coincidenza…