Sarri alla Juve? “Qui eri come l’oro, non diventare come loro…”

Le indiscrezioni che vedono Maurizio Sarri a un passo dalla Juve hanno acceso il dibattito sul comportamento del tecnico toscano, ancor più dopo la dedica della vittoria ai tifosi del Napoli. Un po’ come in una coppia che si divide, l’uno/a dice all’altro/a: “Restiamo amici?”. Può accadere, o almeno chi ha amato meno si augura che accada. Sul web non mancano i post anche di tifosi sarristi e Contropiede Azzurro ne propone alcuni tra i più pacati, non offensivi ma, forse più incisivi:

Dedico questa vittoria ai tifosi del Napoli perché per loro non ho vinto niente”… E ti credo! Te ne sei voluto andare verso i “contratti che arricchiscono” sul più bello, dopo un campionato vinto ai punti, mentre potevi e dovevi rimanere con tutta la rosa riconfermata, un Milik recuperato, un colosso come Fabian in più a centrocampo, un Koulibaly megalitico, avendo molte più probabilità di contrastare la Juve, e invece te ne vai. Adesso non ci prendere in giro con le tue dediche di circostanza, non ci servono. Ci serviva uno che si “accontentava” di 4 milioni e mezzo all’anno (!) e stava con noi finché non avesse vinto qualcosa. Sei nato a Napoli per sbaglio, e ti sei servito di questa città per una captatio benevolentiae. Maradona da straniero è stato molto più napoletano di te. Impara da lui, se ce la fai.”

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” Caro Maurizio,
è infido il tuo discorso. Vuoi recitare tutte le parti in commedia: quella del tifoso e quella del professionista. Purtroppo una cosa esclude l’altra. Anche perché noi, noi tifosi, scelte non ne abbiamo. Noi che siamo tifosi possiamo cambiare religione, tendenza sessuale, donna, uomo, partito politico, piatto preferito. La squadra no, noi non la possiamo cambiare.
Tu invece si, hai scelta. Puoi dire no come puoi dire si. E tu hai detto Si. É una scelta che noi non abbiamo. Noi non possiamo cambiare gruppo sanguigno. Tu invece puoi cambiare maglia e finire proprio da quelli che a noi, te compreso, ci hanno rubato il sogno. Ce lo hanno rubato con la munnezza alla quale loro sono abituati. Tu lo sai. Tu c’eri. Eppure, nonostante tutto, qualcuno qui a #Napoli lo ha dimenticato. Non si sa se per troppo amore o solo per stupidità (propendiamo per la seconda), ma per un anno ci hanno riempito di hashtag di #Comandante, #FinoAlPalazzo, #Rivoluzione. Per un anno Aurelio era il padrone sfruttatore e tu, Maurizio, il cassintegrato. Tutto strumentale, tutta propaganda.
A nulla era valso nemmeno il modo schifoso con cui te ne sei andato con l’ultima chicca di non lasciar entrare nemmeno per un minuto, in una partita che non contava, uno che per 10 anni ci aveva servito con amore, impegno e devozione come Maggio. A nulla era valsa neppure la sceneggiata della tua ultima conferenza stampa, quella sulla “squadra in dismissione”, citando le clausole di Albiol, Callejon e Mertens. Che non solo sono rimasti, ma resteranno almeno un altro anno. Nessuna dismissione: semmai il pacco rifilato al Chelsea di vendere a 65 milioni quel mono-ruolo di Jorginho che solo in quella posizione, in quello schema puó giocare.
Tu sei voluto andare via. Oggi dici che ci dedichi una vittoria. Non è che non ti crediamo, ma il tuo è un ricatto. Noi dovremmo amarti incondizionatamente per le belle parole e tu, invece, con i fatti, fondamentalmente tradisci. Passi il fatto che sei andato via. Ma no, caro Maurizio, tu non puoi andare da quelli lì e poi continuare a dire che ci ami. Pensalo, ma non dirlo. Perché ci stai ricattando. E non possiamo invertire i ruoli.
Vedi Maurizio, noi qui lo comprendiamo che tu sei un professionista. Noi ti auguriamo di andare al Real, al Manchester, che tu possa avere le migliori fortune. Ma no, non possiamo augurarti bene con quelli lì. Noi siamo quelli che dopo Napoli-Sampdoria 2-2 (tuo primo anno) ti difendevamo mentre quelli che oggi ti adorano dicevano “ma chi é sto Sarri? Ma che siamo l’Empoli?”.
Sul tuo personaggio ci hanno scritto pure un libro. Ora sono quelli che più ti attaccheranno. Erano convinti persino di interpretare il tuo pensiero. “Sarri alla Juve – hanno detto – é come Trump che si tatua un Che sulla chiappa”. Urge ora, da parte loro, esame approfondito alla zona lombare del presidente Usa. Magari sbattendoci la faccia dentro come lezione.
Noi invece, chi veramente ti ha voluto bene, senza specularci, non possiamo mai rinnegare chi ci ha fatto godere il miglior Napoli mai visto. Noi qui, proprio su questa pagina, ti abbiamo voluto più bene di tutti. Perché di te ne abbiamo parlato bene, benissimo. Ma ti abbiamo pure criticato, attaccato. Come fanno le persone che si vogliono bene. A Napoli si dice “chi ti vuole più bene di una mamma ti inganna”. E noi non ti abbiamo mai ingannato con stupide idolatrie. Ora però, per questo bene che ci vogliamo, ti preghiamo di finirla con questo ricatto che ci confermerebbe quanto sei un grande allenatore, ma quanto sei ancora più subdola come persona. A noi, Maurizio caro, non ci inganni. Ti ripetiamo: noi la scelta non l’abbiamo, tu si. Quindi o fai il professionista o fai il tifoso. Tutte e due no.
Si lo sappiamo, ora da quelli lì comincerai pure a fare un po’ di educazione. Magari quando ci canteranno i soliti cori. Qui a Napoli si scioglieranno, si inginocchieranno di nuovo ai tuoi piedi. Ripartirà il giochino. A Napoli, purtroppo, si parlerà più di Sarri che della maglia azzurra. Sport insopportabile che invece a noi, da napoletani, i nostri concittadini ce li fa schifare con tutto il cuore. Gente che mette le persone prima della maglia. Gentaglia. Lo hanno fatto con Benitez, é stato fatto pure con te.
Però vedi, Maurizio, c’è una ragione per cui l’unico ISMO che tolleriamo é quello maradonista. Lui ad Agnelli disse “ve ne faccio 6” (la ricorda così, furono 5). Ma con quelli lì non ci andò. Vedi Maurizio, Diego si che é sempre stato, anche quando non sapeva Napoli dove fosse, un napoletano vero. “Io voglio essere l’idolo dei bambini poveri di Napoli perché loro sono come ero io quando ero a Villa Fiorito”. E Diego quei bambini non li ha mai traditi. Diego é sempre stato con gli ultimi. Sempre. Diego é sempre stato con Napoli con i fatti. Lui il professionista non lo ha fatto. Ha fatto il napoletano. Tu no. E poi Lui ha vinto, lo ha fatto con noi. Non ci ha dedicato vittorie posticce.

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Stasera sono stato felice per te.
Per me sei come un padre.
Ma se vai alla Juve non è un “percorso professionale diverso” come hai detto tu.
No.
È sedersi dalla parte di chi ha rubato uno scudetto prima a te, e solo dopo a noi.
È sedersi dalla parte di chi ha avuto sempre il cocco ammunnato e buono, non come te che hai dovuto combattere per tutto, per ogni misero metro in avanti.
Se vai in quella squadra lì sposi il motto “vincere è l’unica cosa che conta”, e tu non sei questo, tu non sei così.
Conta anche il modo.
Conta soprattutto il modo.
Conta la bellezza.
Conta la gioia collettiva.
Ce l’hai insegnato tu.
Non puoi tradire te stesso.
Io non ci voglio credere.

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Io sono stato un adoratore del comandante anzi di più un adepto, ma se veramente andasse alla juve tutto quello che è stato creato intorno a questa meravigliosa persona cascherà ! Sarri alla Juve è bestemmia

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E conclude su Fb lo scrittore Paolo Trapani, autore tra l’altro di “Maledetta Juve. Non sappiamo più come insultarti” : ” Qui eri come l’oro, non diventare come loro…”

Diana Miraglia

 

Diana Miraglia
Informazioni su Diana Miraglia 2118 Articoli
Giornalista

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