Sarri: non sono provinciale e non sono né Guardiola né tanto meno Sacchi

E’ un Sarri sbarbato e sereno quello che affronta la conferenza stampa e la raffica di domande che precede il severo impegno di domani sera con il City.

La consapevolezza dell’impegno nasce dalla profonda conoscenza degli avversari che il tecnico azzurro ha studiato attentamente come d’altronde fa con tutte le squadre opposte al suo Napoli.

L’incontro con la stampa, però, parte con una giusto rimbrotto da parte di Sarri che rimprovera chi ama definirlo provinciale, solo perché prima del Napoli è stato ad Empoli e prima ancora ha fatto una lunga gavetta nelle serie minori.

Così alla domanda d’apertura su cosa gli farebbe piacere di mutuare da Guardiola, ecco la risposta del tecnico partenopeo: Mi piacerebbe che anche la tua emittente (si tratta di Sky) smettesse di parlare di provincialismo da parte mia, poi non mi posso paragonare a Guardiola che è un mostro sacro, il più forte in circolazione. Io ho delle idee, ma non ho vinto nulla per paragonarmi a qualcuno”.

Sarri rivendica il valore del suo lavoro e fa bene. D’altronde il presidente proprio domenica aveva avvertito: “Chissà cosa s’inventeranno adesso per ostacolarci”.

La conferenza prosegue e si parla della forza del Manchester City, della sua capacità di gestire la partita dopo averla incanalata da subito su un certo binario, della filosofia di gioco di Guardiola, dei rischi che il Napoli correrà per la serenità degli inglesi che hanno più di mezza qualificazione in tasca.

Poi qualcuno azzarda il paragone Sarri – Sacchi, ed ecco la risposta del tecnico azzurro: Se smetto di fare questo lavoro adesso non mi ricorderà nessuno perché non ho vinto niente. Il paragone con lui è un’offesa per Arrigo che ha cambiato profondamente il gioco del calcio in Europa. Tutti dicono che ha vinto con grandi giocatori, ma sono diventati grandi con lui, come per esempio Van Basten e Gullit. Baresi addirittura era finito in B. Il salto di qualità lo hanno fatto con lui”.

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E’ una risposta precisa da leggere con attenzione.

Sarri è un maestro di calcio, arrivato alla grande ribalta con colpevole, non suo, ritardo. Sta recuperando rapidamente. In fondo nell’elogio a Sacchi c’è un po’ di motivata immodestia.

Chi potrebbe dire oggi che sotto la sua guida molti giocatori del Napoli non siano migliorati in modo esponenziale? E chi potrebbe vantarsi di aver pensato ad utilizzare Mertens in un ruolo dove ha trovato la sua definitiva consacrazione?

Il resto della conferenza prosegue senza particolari sussulti sino a quando Sarri risponde alla domanda su chi fosse a suo avviso l’uomo più pericoloso del City: Ederson, faccio una provocazione perché il loro portiere non ha sbagliato un’uscita da dietro, giocando 50 palloni con la difesa e li ha giocati tutti bene mandando a vuoto la nostra pressione. Per il resto tira fuori uno a caso dall’attacco e mi va bene lo stesso”.

Finisce lo show. Sarri va sul campo laddove sa di essere nel posto giusto.

La febbre è passata. Quella era, come per i bambini, un’influenza che aiuta a crescere. Domani sera il Napoli scenderà in campo pronto come lo è stato in questo pomeriggio il suo allenatore.

Giovanni Gaudiano

Giovanni Gaudiano
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Giornalista

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