Sarri sempre più lontano, Ancelotti sempre più vicino

I tifosi penarono tre mesi per capire quale sarebbe stata la decisione di Mazzarri, ma solo all’ultima giornata, consegnando il Napoli in Champions, disse “me ne vado”. Con l’Inter che già aveva ingaggiato Campagnaro, c’era un accordo di massima e Mazzarri volò tra le braccia di una club con il blasone. Così anche Benitez che in Spagna desiderava la massima consacrazione.

Ora è la volta di Maurizio Sarri che tentenna a dare una risposta perché non ha ancora avuto risposte rassicuranti. Una volta e per tutte, i tifosi devono capire che l’amore per un giocatore o un tecnico o un presidente sono del tutto ininfluenti ai fini della permanenza o di scelte diverse. Il calcio è un’industria di sentimenti: i tifosi pagano con l’amore o le critiche, e i protagonisti con la capacità di produrre reddito secondo tariffe.

Resti o vada via, Sarri ha intaccato la profonda fiducia del popolo azzurro che aspettava un suo cenno per l’ingresso in campo di Maggio, magari con la fascia di capitano e l’annuncio della sua decisione in un senso o in un altro. Lui come chiunque del passato, presente o futuro dovrebbe capire che il Napoli è l’unico amore. Sui campi di C o di B o giocando per non retrocedere, l’amore per il Napoli è sovrano. Resta nei cuori Maradona perché solo la polvere bianca lo ha allontanato dal cuore dei napoletani. Resta Marekiaro perché con i fatti (e la rinuncia a lauti guadagni) ha scelto la maglia azzurra come il primo tifoso; resta Christian Maggio che da dieci anni ha scelto di restare in panchina piuttosto che vestire strisce o colori diversi.

Massimo rispetto vada a Maurizio Sarri che ha costruito una macchina semi-perfetta che avrebbe vinto ‘se ‘ episodi dubbi l’avessero consentito. Tuttavia respinge al mittente qualunque accusa quando gli viene ricordato di essere stato il tutor di titolarissimi fino allo sfinimento. Mario Rui, ricordato anche dal Presidente, è solo un esempio di una ferrea visione che non ha dato tregua agli 11/12 guerrieri. Dovesse accettare di restare sulla panchina azzurra, dovrebbe anche lui mettersi in discussione come tutti i grandi uomini e contribuire alla responsabilità di scegliere per il prossimo mercato. Fare il turnover è un’arte che oscilla tra la scienza del minutaggio a quella della psicologia facendo sentire tutti titolari e tutti panchinari secondo la forma, secondo il modulo, secondo l’avversario.
Forse anche la pista Chelsea si allontana, chissà per lo Zenit unico club disposto a pagare la clausola: ma non è più lo stesso uomo che diceva “allenerei gratis” ?
Comunque per un Sarri sempre più lontano, un Ancelotti sempre più vicino.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
Informazioni su Diana Miraglia 1998 Articoli
Giornalista

1 Commento

  1. Se vuole andare via , che vada. Un altro si trova ed in fondo, all’inizio, era uno sconosciuto. Ha creato una macchina perfetta, come fece Guardiola, ma una volta partito il Pep Il Barcelona ha continuato a vincere con altri moduli. Maradona è unico, gli altri sono tutti sostituibili. Ed, con il mancato ingresso di Maggio, ha mostrato una volta ancora che l’ intransigenza è un suo grave limite.

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