LO SCHIAFFO E L’EFFETTO

Il silenzio stampa porta bene. E nel Napoli sarebbe opportuno riprendere certe care e buone abitudini che si son volute dribblare sin dall’inizio della preparazione a Dimaro. Certi proclami e certe parole “triangolari” sarebbe bene nemmeno pensarli. Conveniamo che non è molto serio commentare una vittoria del Napoli così importante con queste considerazioni di tipo scaramantico: tuttavia le ansie da prestazione non sono salutari, ancor più per una squadra che si alimenta di passione. Tante le analisi tentate da critici, allenatori, giornalisti e comuni tifosi e ognuno ha espresso un pezzetto di verità. Mercato, modulo, ritorno dal mondiale, calo di rendimento ecc. ecc. In realtà, a calcio si gioca con la voglia di vincere che non è razionale (ogni regola ha le sue eccezioni) e il Napoli è sceso in campo contro il Bilbao, nocciolo e inizio di tutta la questione, con la vittoria già in tasca. Che aveva un buco. Non c’era nè tensione nè l’ansia positiva, così l’esclusione dalla Champions ha creato rabbia e depressione. Anche le vittorie conquistate dal Napoli erano da considerare a rischio perché raggiunte anche con casualità. Gioco molle, rischioso, noioso, senza mordente. La vittoria contro il Verona, tecnicamente inferiore, è, invece nata dallo schiaffo del gol subìto dopo 28 secondi. Freud l’avrebbe spiegato in modo scientifico. I comuni mortali possono capire che cosa sia scattato nelle testa degli azzurri in campo e sugli spalti. Insigne è stato eroico spendendosi per gli altri. Callejon ha occupato anche posizioni non sue pur di finalizzare. Hamsik ha fatto il capitano a tutti gli effetti, pur esultando come un ragazzo alla prima rete. E Higuain ha finalmente capito che si può vivere anche senza la Champions. Ma sarebbe estremamente ingeneroso non tener conto dell’impegno di tutti gli azzurri. E che dire degli trentamila al San Paolo: erano prevenuti e avrebbero fischiato e insultato. Ma dopo cinque minuti hanno capito che la rabbia era la stessa di capitan Hamsik e hanno iniziato a spingere fino a cantare. E’ iniziato il campionato? Non si potrà certo pensare che i ritmi possano essere sempre di tale intensità, l’importante è che la squadra, il gruppo si sia ritrovato.

Diana Miraglia

 

Diana Miraglia
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1 Commento

  1. io non credo alla storia del silenzio stampa come atto taumaturgico di ogni male calcistico. però certa stampa la merita. soprattutto quella a carattere nazionale che fa del sensazionalismo il suo credo.

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