Se n’è andato in punti di piedi Luciano De Crescenzo

Ha voluto inseguire l’Omero moderno: Luciano De Crescenzo voleva incontrare Andrea Camilleri e se n’è andato. In due giorni l’Italia perde due menti brillanti, lucide, sarcastiche e ironiche. Ciascuno per la sua strada, che pareva essere la stessa per chi riesce a “mettere” nel libro l’uomo con i suoi difetti, fragilità, qualità, eroismo e vigliaccheria. Un dialogo costante con il lettore che s’immergeva lasciando tempo e spazio: due geni della penna. E’ morto da poche ore, Luciano De Crescenzo, il professore che lo scorso anno scrisse la sua autobiografia “Sono stato fortunato” perché era felice di aver vissuto due vite, quello di ingegnere e quello di scrittore e Così parlò Bellavista era lo spartiacque tra due vite intense, ricche di storie da raccontare. Viveva a Roma ma la sua città gli mancava sempre, “mi manca anche quando sono a Napoli” e scrisse “Napoli mia” per dire dove risiedeva il suo cuore. Ed era tifoso, un gran tifoso : “Si può cambiare moglie, amante, partito politico ma la squadra no. Quello è e quello resta, per sempre, è un amore unico. Avevo nove anni, mio padre mi portò allo stadio Ascalesi a seguire la partita tra il Napoli e l’Ambrosiana, che oggi è l’Inter. Perdemmo all’ultimo minuto, all’ultimo secondo: iniziai a piangere disperatamente, a dirotto ed in quel momento lo realizzai. Ero un tifoso del Napoli e così è sempre stato”.
Se n’è andato in punta di piedi il professore, ma corre, corre per iniziare a dialogare con Andrea Camilleri.

 

Diana Miraglia
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Giornalista

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