Brucia ancora la sconfitta con la Juventus, ma razionalmente, contano di più le vittorie contro il Crotone e la Sampdoria. Il Napoli è un club di rango che dovrebbe liberarsi una volta per tutte di quel complesso di “sfizio” che le si addiceva quando navigava al centro-sud della classifica. Se Madama vuole la cessione dello sfizio di vincere con il Napoli nascondendo il rigorino, faccia pure: contratto quinquennale con un Napoli libero di volare alto con tantissime squadre di pari rango o di rango inferiore.
E allora ecco che il Napoli a Marassi si è imposto come “natura crea”, nel senso che era evidente una superiorità tecnica venuta fuori nei momenti topici. Non è stata la più bella partita del Napoli e, volendo spaccare il capello in quattro, c’è che Fabian Ruiz ha sbagliato qualche appoggio, Koulibaly qualche lancio, Insigne non ha centrato sempre la porta, Osimhen ha esitato spalle alla porta, Di Lorenzo ha messo in angolo una palla da giocare; così accontentati tutti gli ipercritici, restano 85 minuti di superiorità con almeno 5 occasioni gol costruite con velocità che fanno il Napoli una delle 4 squadre che dovranno (non dovrebbero) essere presenti nella Champions 2021/22.
Dopo appena 5 minuti, Politano veloce come un treno (del Nord) offre a Zielinski l’occasione per il vantaggio; al 10’ il recupero di Bereszynski impedisce a Insigne di essere pericoloso; ancora Insigne che trova Audero ad impedirgli il gol. Ma è nel complesso che la squadra di Ranieri, soprannominata ammazza-grandi è inconcludente riuscendo a contenere ma mai a rendersi pericolosa a livello di azioni: tuttavia – e il Napoli lo sa bene – con un sol gol di vantaggio il pericolo era evidente e la Sampdoria, su calcio d’angolo riesce a infilare la porta di Ospina. Un gol da annullare senza tante verifiche con un fallo su Ospina evidentissimo tranne che per i commentatori di Sky che come tanti giocatori con contratto in scadenza, guardano da un’altra parte aspettando qualche suggerimento. Ma, quel che conforta, è l’eleganza di alcune giocate, molte da attribuire a Fabian che riesce a combinare stile, classe e concretezza fino al gol capolavoro dello spagnolo con il concorso di colpa di Osimhen e Zielinski.
Ranieri le ha tentate tutte, ha caricato la squadra, nel II tempo ha apportato qualche variazione, perché – da grande intenditore – aveva capito che soltanto con un gioco più effervescente poteva sperare di sorprendere il Napoli e la classe di Quagliarella doveva cedere il passo alla freschezza di Keita: e anche Gattuso aveva compreso che il tallone d’Achille degli azzurri è la sorpresa, ma stavolta, la sorpresa è venuta da Mertens che con una palla in profondità per Osimhen bravo ad addomesticarla, è riuscito a infilarla a filo di palo.