Contropiede Azzurro

Spalletti: “Bisogna giocare a ritmi alti e vincere i duelli fisici”

La sconfitta della Juventus con il Genoa, richiama ancor più i riflettori sul match di domenica tra la Juventus e il Napoli. Come ha commentato la sconfitta Luciano Spalletti? Come pensa di affrontare il Napoli e in generale il campionato e la strada in Europa? Ai microfoni di Sky Sport l’allenatore della Juve ha espresso le proprie considerazioni:

Ancora ci ritroviamo a parlare di duelli persi, gol evitabili e mancanza di cattiveria?

“Sono spesso un po’ di cose nuove che mi danno da pensare a qualcosa di diverso ogni tanto, quando vengo alle interviste. Perché poi non c’è la possibilità di vederli in allenamento. In che senso? Ogni partita c’è sempre qualcosa di nuovo. Per esempio, stasera io vengo dalla partita di Lecce, dove delle cose si erano fatte, si erano viste e si era alzata la necessità di determinate situazioni. Poi, però, non li rialleno. Non li rialleno e vengo dentro questa partita a vederli nella realtà. Non li rialleno perché ora ho 17 calciatori, di cui due o tre sono nei ruoli in cui ho un piccolo gruppo di persone, e non è che possa metterli tutti. Per cui, i giocatori nelle altre zone o li fai giocare uno prima e uno dopo, oppure sono questi qui: giocano tutti. Non ho la possibilità di vederli in allenamento e di capire cosa succede. Probabilmente è questo che accade durante la partita, perché l’ho vista così, ma non li ho rivisti. Per cui, è una sorpresa per me ritrovarmi in questa partita e vedere ribaltato l’atteggiamento che c’era stato contro il Lecce. Rimango sorpreso, e questo vuol dire. Poi è chiaro che, con questo livello di calcio a cui si sta andando incontro e in cui siamo già dentro, e che aumenterà sempre di più, bisogna giocare a ritmi alti e vincere i duelli fisici. C’è anche la variante del portiere: se lo attacchi oppure no. Se non lo attacchi, lui si spinge dieci metri oltre l’area di rigore e poi te la rispedisce dentro. Ridiventano duelli e diventa difficile, perché sei dentro l’area di rigore e qualsiasi fallo, qualsiasi cosa, può essere deleterio oppure può portare a una punizione al limite dell’area. Però noi siamo fragili da questo punto di vista. Nel primo tempo loro hanno fatto due gol sui quali abbiamo sicuramente delle responsabilità. Poi siamo andati dall’altra parte con la palla a Kalulu, che poteva servire, mi sembra, Alajbegovic, che arrivava lì, ma il pallone è stato intercettato: eravamo in due contro uno e ce l’hanno intercettato. Poi ci è ricapitata la palla lì, dal dischetto, a un metro dentro l’area di rigore. Era un’occasione abbastanza importante, soprattutto visto come abbiamo preso gol: potevamo fare anche quello. Poi diventa pesante anche la situazione di classifica che stiamo vivendo e il peso dei risultati che abbiamo ottenuto, perché si vede che tutto questo, nella testa dei ragazzi, un po’ c’è”.
 McKennie ha detto: «Noi parliamo, parliamo nello spogliatoio, poi andiamo in campo e non c’è la volontà di fare cinque o dieci metri in più». È proprio questo lo sforzo in più che manca alla squadra?

“Sì, a parte questi numeri, è proprio la foga con cui ti arrivano gli altri e quella con cui ci vai tu. Sei poi titubante nel prendere delle decisioni, anche nell’andare a contrasto in queste situazioni. E questo mi preoccupa un po’, perché abbiamo già riparlato di questa cosa. Anche se, quando succedono queste cose e siamo così dispiaciuti e amareggiati, si rischia di fare ancora più danni parlando troppo. Per cui mi prendo un po’ di tempo per parlare di alcune questioni che non devo affrontare adesso. Però, per quanto riguarda quello di cui abbiamo parlato, se non si lavora costantemente su questi aspetti in allenamento e non si riesce a raggiungere un certo livello, diventa difficile. Ora, però, non voglio parlare delle situazioni che ci hanno portato a questo punto, perché sarebbe un ulteriore pensiero sbagliato. Dobbiamo cercare di capire quale sia la nostra soluzione in questo momento, perché è questo che dobbiamo analizzare e su cui dobbiamo prendere delle decisioni. Siamo un po’ in difficoltà, perché i calciatori sono questi, sia che tu li faccia giocare subito sia che tu li inserisca dopo. Nel secondo tempo, per esempio, ho messo Woltemade, ma, dal mio punto di vista, se dovessi rigiocare la partita, rifarei le stesse scelte iniziali. Altrimenti, significherebbe consegnare un giocatore ai tre centrali del Genoa, mettendoli nelle condizioni di giocare contro quello che preferiscono affrontare. Come dicevamo prima, io ho allenato Ostigard e so bene che, se gli tiri la palla addosso, lui la protegge, perché è quel tipo di calciatore. Se invece lo porti qualche volta a giocare negli spazi, ha più difficoltà. La partita, però, è di alto livello, soprattutto dal punto di vista dell’intensità. Cercare di servirgli palloni lunghi può anche non funzionare per un tempo intero. Bisogna ugualmente andare a contrastarlo o cercare di fare un controllo che gli porti via il pallone dalla zona che aggredisce, costringendolo a correre un po’ di più”.