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L’autocelebrazione di mister Spalletti

Per fortuna del Napoli, un bel giorno arrivò mister Spalletti in una squadretta che da circa 18 anni lottava per non retrocedere. Arrivò con i suoi tanti tituli vinti, in una città che poteva offrirgli solo una brandina in uno sgabuzzino di Castel Volturno e in un mini-club che aveva avuto allenatori di scarso rilievo da sempre: un Vinicio, un Bianchi, un Benitez, un Ancelotti, un Sarri, un Gattuso, quello che poi lo avrebbe rilevato dalla panchina dell’Italia.

Arrivò il mister dalla campagna dopo 5 anni in Russia dopo l’esonero, (chissà se con pec), poi il ritorno alla Roma (non troppo felice), poi l’Inter dove nel 2019 non viene riconfermato, poi 2 anni sabbatici e nel 2021 l’approdo in una squadretta con Osimhen e l’anno successivo anche Kvaratskhelia: due scarsoni che il super mister  rese grandi. Tuttavia, nel primo anno a Napoli, nell’ultimo periodo, quello infame della primavera, si appisolò con i suoi giocatori e lasciò sul campo un possibile scudetto finendo al terzo posto non lottando puntosupunto. Si rifece l’anno dopo con i due scarsoni contornato da altri scarsoni e aiutato dalla pausa Nazionali Qatar che gli consentì di arrivare a maggio con la riserva di punti accumulati.

Poi in conferenza stampa, il signor nato a Certaldo come Boccaccio e che come Boccaccio ha vissuto la cultura di Parthenope, ha avuto la necessità di dire: “ Quella storia lì non è solo risultati ma anche i soldi che sono tornati nelle casse del Napoli perché è da lì che si è avuta poi la possibilità di ricreare un’altra squadra fortissima”.  Ed ha proprio ragione il certaldino: solo che domenica 7 dicembre 2025, la squadra fortissima costruita grazie a quanto fatto quattro anni fa, aveva tutti in infermeria. Il certaldino è stato sconfitto da una squadra in grandissima emergenza. Un consiglio: cerchi di pensare alla squadra che ha preso in corsa.

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