Napoli – Inter è attraversata anche da una sfida personale, ovvero quella di Luciano Spalletti che in conferenza stampa ha detto: “Per me non sarà una rivalsa, lì ho lasciato calciatori che so quanto mi stimano”.
90 partite in due stagioni e due quarti posti-Champions, non furono sufficienti per lascargli il testimone che raccolse Antonio Conte. Era arrivato all’Inter dopo la seconda esperienza alla Roma e gli avevano promesso acquisti mai arrivati. Nella seconda stagione invece arrivò il suo pupillo Nainggolan, poi De Vrij, Asamoah, Politano e Lautaro Martinez ma lungo il percorso l’equilibrio si ruppe con l’eliminazione nella fase a gironi della Champions e poi con l’esplosione del caso Icardi.
Ebbe qualche difficoltà a gestire uno spogliatoio che non era “gruppo” da tanti anni. Riuscì nell’impresa di portare in Champions l’Inter che non era presente nella massima competizione dal 2011/12, ma non fu sufficiente. E allora un anno nella sua campagna toscana, lo hanno rigenerato: ha voluto fortemente il Napoli e non ne è rimasto deluso, tutt’altro. Il “gruppo” che non c’era nell’Inter, c’è nel Napoli. Un comandante di cui fidarsi c’è nel Napoli, non c’era nell’Inter . E poi c’è un Mertens che urla ai quattro venti: “qua voglio restare”. Strada facendo ha trovato un Anguissa all’ultimo tocco di mercato; come all’ultimo tocco di mercato è riuscito a trattenere Petagna grazie a quel gol al Genoa che valse due punti. E strada facendo ha trovato nascosti da Gattuso il suo Pizzarro col nome di Lobotka ed anche Rrahmani che faceva la maglia in panchina.
“Non sarà una rivalsa”ha detto Spalletti, e forse sarà il momento di dire “E’ stata la mano di Dio”, e vuoi vedere che arrivi l’Oscar?