Tre giorni fa è iniziato il Radaman che per i musulmani rappresenta il mese sacro del digiuno, dedicato alla preghiera, alla meditazione e all’autodisciplina: un obbligo per tutti i musulmani praticanti adulti e sani che, dalle prime luci dell’alba fino al tramonto, non possono mangiare, bere, fumare e praticare sesso. Come riesce un calciatore a conciliare gli obblighi religiosi con l’attività agonistica? Per i tanti che osservano in toto l’obbligo del digiuno per quasi 12 ore, i nutrizionisti preparano programmi specifici perché l’atleta non subisca danni dal punto di vista fisico.
In Italia sono molti i giocatori di religione musulmana, ma non tutti praticanti come nel caso di Dabo del Benevento. Nella Roma Diawara, farà qualche eccezione quando dovrà scendere in campo e così pure i tre giocatori del Bologna, Barrow, Juwara e Mbaye che non osserveranno il digiuno in modo integrale, mentre tutti gli altri rispetteranno le regole che il Radaman impone: nel Milan osserveranno il digiuno dall’alba al tramonto fino alla sera del 12 maggio, Kessie, Bennacer e Calhanoglu. Nella Fiorentina, osservanti sono Amrabat e Ribery; nell’Inter Hakimi, nella Juventus Demiral, nella Sampdoria Colley e nel Napoli Ghoulam e Bakayoko, Koulibaly ed Elmas. In generale è il mese sacro che per tutti i musulmani significa sacrificio e che ricorre a distanza di circa 11 mesi dal precedente. Il dibattito è sempre acceso circa posizioni favorevoli o contrarie a deroghe circa l’ astenersi dal mangiare e dal bere dall’alba al tramonto quando si festeggia con il pasto dell’Iftar.
Sono comunque sempre scelte personali e molto difficili come fu per alcuni giocatori nella finale di Champions League tra Liverpool e Totthenam in pieno giugno: in quella occasione Salah e Mané per i Reds e Sissoko per gli Spurs decisero tuttavia di non rispettare il digiuno pur essendo molto devoti. Anche Ozil ai mondiali del 2014 decise con molta sofferenza di interrompere il digiuno. Sino alla sera del 12 maggio, tutti i giocatori musulmani vivranno il proprio sacrificio che va comprese e da tutti rispettato.