TORNIAMO A CASA


L’Italia va a casa. Prandelli lascia e ci sarà tempo per analizzare le sue colpe. Adesso c’è da superare quell’amaro in bocca che può capire solo chi ama il calcio. Una delusione che offusca il pensiero rimasto sul rettangolo di gioco: se l’arbitro… se Marchisio… se Prandelli… se Balotelli… Ottanta minuti interminabili da far pensare che il tempo sia un’opinione, e dieci minuti durati un battito d’ali. La partita è stata condizionata sin dal fischio d’inizio, dalla tensione e dal nervosismo. Tanti falli a interrompere anche ipotesi d’azioni. Balotelli e Immobile davanti, pare non si conoscano e al 28°, in una rara azione offensiva, Balotelli ha l’occasione di servire Immobile in posizione favorevole, ma pensa bene di tirare e sbaglia. Al 32° Buffon si veste da Batman e salva due volte. Nel secondo tempo Balotelli, che era stato anche ammonito, resta in panchina: entra Parolo ma non cambia nulla nel non gioco dell’Italia che persiste nel voler gestire il risultato piuttosto che fare la partita. Il primo radiocronista italiano, Niccolò Carosio soleva dire, “e dagli e dagli, il golletto ci scappa sempre”. E l’Uruguay, complice un arbitro che vive momenti irrazionali, istintivi ed emotivi, complice un Suarez con accenni di cannibalismo, segna con Godin che sfrutta un angolo ben indirizzato. Da quel momento, dieci minuti o poco più, l’Italia inizia a giocare in modo drammatico: senza schemi, senza moduli, alla sperindio. Fosse entrato un pallone, l’Italia avrebbe incontrato la Colombia, ma con quali giocatori avrebbe proseguito? Immobile è uscito zoppicante, Verratti in barella, De Rossi ancora convalescente e tutti gli altri stanchissimi. Questo mondiale è iniziato male con l’infortunio di Montolivo ed è proseguito con una serie di fattori negativi. Prandelli ha dimostrato tutta la sua fragilità come debuttante per l’incoerenza e la testardaggine e il progetto Italia va scritto ex novo. Balotelli, si spera, convoli a nozze con lacrime da gossip. Domani  è un altro giorno. Domani si analizzeranno le colpe dell’ex Ct. Adesso è tutto nero.
Diana Miraglia 
 
Diana Miraglia
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Giornalista

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