“Tu chiamale se vuoi…EMOZIONI”

 

È così che recitava la nota canzone EMOZIONI dell immenso Lucio Battisti. Questo concetto di certo a Napoli è incarnato nell’ animo di ogni tifoso, ma ovviamente spiegarlo a chi è di fede bianconera, è ardua impresa. E se il noto conduttore televisivo Massimo Giletti attacca i tifosi del Napoli accusandoli di “stereotiparsi” ad usanze fini a se stesse, significa che gli è poco chiaro il concetto della parola “emozioni”.
Il conduttore di La7 di fede juventina ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: “Alla Juve non si festeggia ad agosto, ma si gode a maggio”.
E ancora: “Non ci appartiene l’esaltazione, la mitizzazione, soprattutto preventiva: è sul campo che si costruisce la leggenda, non in aeroporto”.
E poi chiosa sui tifosi del Napoli:«Non ho mai provato invidia per le adunate oceaniche dei rivali. Chiedete a loro se, invece, invidiano la nostra bacheca. Che senso ha fare come i tifosi del Napoli, accompagnare in migliaia verso Firenze, se poi la squadra si scioglie in campo. Alla Juve questo rischio non c’è: come avete visto le adunate a maggio si fanno anche a Torino, città molto meno fredda di certi stereotipi ormai superati»

Quello che a Giletti sfugge è il concetto di emozione. A Napoli, squadra e città sono un’unica cosa. Un connubio perfetto e vincente, anche senza titoli a fine stagione.
Certo per quanto concerne il campo, la bacheca degli avversari risulta essere molto più ampia, ma l’esaltazione di un’intera città solo per un gesto tecnico, un passaggio, un contropiede o un gol dei propri beniamini è qualcosa che alla gente di Napoli riempie cuore ed anima. Gli innumerevoli tifosi che hanno accompagnato la squadra da Napoli a Firenze, seguendola a Piazza Garibaldi, e poi una volta arrivata in Toscana, fin dentro lo stadio Artemio Franchi, una settimana più tardi dell’impresa di Torino con il gol di Koulibaly al novantesimo, saranno anche rimasti con un pugno di mosche in mano e con zero alla voce “titoli in bacheca stagione 2017/2018”, ma la loro testa, il loro corpo, il loro cuore custodiranno per sempre delle dolci emozioni da raccontare ad intere generazioni future.
Se CR7, colpo assoluto del mercato juventino, avesse vestito la maglia azzurra, non solo la gente si sarebbe riversata in strada, ma tutta la città sarebbe andata ad accogliere il calciatore più forte del mondo anche per un solo secondo e per dire: “io c’ero”.
Così accadde per il D10S Diego Armando Maradona e così accadrebbe se il presidente De Laurentiis riportasse all’ombra del Vesuvio il Matador Cavani.

Ebbene si caro Giletti, a Torino si festeggerà anche a maggio, ma a Napoli si gode 365 giorni l’anno.

Marco Boscia

Marco Boscia
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