Tutti in ritiro per riflettere e ritrovare la strada smarrita

La moviola del Corriere dello Sport analizzando la 14esima giornata di campionato ha evidenziato ancora una volta una giornata molto negativa per gli arbitri. Decisamente il peggiore in assoluto col voto di 4,5, è stato giudicato Fabrizio Pasqua con Mariani al VAR per la gara Napoli-Bologna che si è conclusa con la sconfitta dei partenopei per 2-1.
Il Corriere dello Sport, così analizza: “ Pasqua deve dividere le sue sventure col VAR (Mariani): nell’ordine, rischia Koulibaly già ammonito su Svanberg (ma non c’è alcun pestone, per questo forse lo considera come fallo di gioco); doveva essere annullato l’1-2 per un fallo su Maksimovic (da VAR); manca un rigore per agli azzurri su Manolas (da VAR); è arancione l’intervento di Destro su Di Lorenzo; giustamente annullata la rete di Llorente, per fuorigioco (in offside sul passaggio di Koulibaly) e non per fallo su Danilo (che si lascia parecchio andare). Vediamo i due episodi più contestati: Sansone colpisce con una ginocchiata sinistra Maksimovic che era davanti, l’azione andava fermata, invece prosegue e porta all’1-2; sul cross in area di Insigne, Bani spinge Manolas su Svanberg che lo abbraccia e lo tira giù. Ok annullare la rete di Lozano (in offside), buona quella di Llorente nel primo tempo (Bani e Denswil lo tengono in gioco).”

Al di là di decisioni importanti da affrontare per superare la crisi del Napoli, sarebbe bene, considerare su due binari distinti il perché, dopo 14 giornate di campionato, il Napoli si ritrovi con soli 20 punti in classifica.
Non è un’invenzione del tifoso annoverare i tanti calci di rigore che sono stati negati da direttori di gara distratti o non in forma. Gli elenchi annoiano ma orientativamente si può affermare che almeno 8/10 punti siano stati negati al Napoli che quest’anno non doveva interpretare il ruolo necessario di antijuve avendo finalmente trovato nell’Inter l’alter ego del potere.

Si ha voglia di impallinare De Laurentis o Ancelotti o gli ammutinati: finalmente il Napoli non vince più a valanga e su risultati in equilibrio sino all’ultimo minuto, si può picchiare duro sulla squadra inaffidabile. Ora sì che il Napoli è realmente inaffidabile: come al termine della corrida il toro è fiaccato da stilettate mortali, così, finalmente il Napoli gioca male e meritatamente perde.

Oggi è difficile anche ricordare che soltanto nell’ultimo periodo il Napoli ha subito torti che hanno avvelenato l’ambiente e a questo punto entra in discussione il secondo binario dove tutti gli osservatori trovano la personale verità originale. Ma con un Napoli a 30 punti e con un piede agli ottavi di Champions, vivremmo il dramma di oggi?
Tuttavia anche le crisi possono aiutare a far chiarezza e con lo sguardo al passato, quello di Diego per intenderci, troviamo Italo Allodi che quando arrivò disse: «Voglio fare del Napoli il primo club italiano” : e due anni dopo fu scudetto.

Così, da Mazzarri passando per Benitez, per Sarri fino ad Ancelotti sono stati sottovalutati tanti fastidiosi segnali acustici spenti da un Napoli avvincente e vincente fermato però da un politico strapotere bianconero. Oggi i segnali si sentono: non è sufficiente un confronto giocatori-tecnico. E’ l’intera società che può sfruttare in modo positivo questa crisi. Quando a Klopp chiesero che cosa avrebbe fatto di fronte alla richiesta di ritiro, Klopp, imbarazzato, rispose “ Le strutture delle società sono diverse qui in Inghilterra, le società non ci chiedono mai di fare queste cose”.

Si cominci dalla società ad accettare una modernità di gestione non accentrata. Aurelio De Laurentiis ha fatto grande il Napoli ed ora può farlo diventare il primo club italiano.

Ora tutti in ritiro per riflettere: da mercoledì, insieme, per ritrovare la strada smarrita.

Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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