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UEFA, addio al Fair Play Finanziario

Addio al Fair Play Finanziario (FPF) ideato nel 2010 da Platini e Infantino: l’UEFA ne parlerà oggi in videoconferenza al Parlamento europeo illustrando un nuovo sistema di regole per il calcio continentale.

L’idea di base, secondo il quotidiano la GdS, sarà il passaggio dall’idea di “spendere quanto si incassa” a “spendere il necessario senza sprechi”. Alla luce della necessità di cambiare il sistema vi sono ovviamente gli effetti economici della pandemia, con dati disastrosi ben più del 2008, e praticamente quasi nessun club in linea con i parametri.

Il nuovo modello avrà quindi nel mirino sprechi ed esagerazioni, perché il calcio è in crisi ma gli stipendi dei calciatori e le commissioni agli agenti non accennano a diminuire: serve, in sostanza, l’aiuto dell’Unione europea.

Un’idea, secondo Calcio e Finanza,  potrebbe essere l’introduzione di un salary cap, da camuffare in una luxury tax per garantire la conformità ai regolamenti europei: si compra un giocatore, si versa una percentuale da distribuire al sistema. Inoltre, le sanzioni sportive potrebbero essere ridotte in favore di maggiori sanzioni economiche.

In ogni caso, è improbabile che la UEFA voglia imporsi sui club senza dialogo. La crisi richiede interventi condivisi, ma bisogna fare in fretta. Non tutti saranno contenti, ma qualcosa va fatto per tutelare il sistema. Lo sanno bene le leghe straniere come quella tedesca o spagnola che da tempo hanno implementato regole più severe.

In Italia, invece, bisognerà intervenire come auspicato dal presidente Gravina che ha lanciato per primo l’idea di un tetto agli stipendi. I lavori UEFA sono già cominciati con l’obiettivo di arrivare a un’approvazione entro fine anno, con entrata in vigore dal 2022, e periodo di adattamento graduale, qualche anno, prima di andare a regime e consolidarsi meglio del sistema precedente.

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