Un freno tirato ed un pareggio prezioso per guardare avanti verso un mondo di emozioni

Si può mangiare salsiccia e friarielli con contorno di peperoni fritti e stare benissimo; si può mangiare brodino e star male. Come il Napoli, da sempre, quasi fosse un elemento del DNA: si può inciampare in una “piccola” e si può vincere con il Liverpool. Nell’anno del primo scudetto, con Maradona in campo, il Napoli fu frenato in casa da Udinese, Atalanta e Verona; fuori casa da Avellino, Empoli e Como. Anni dopo, Mazzarri perse punti preziosi con le gare trappola, come pure Benitez e Sarri addirittura al debutto. Sassuolo o Chievo sono sempre stati banchi di prova poco graditi, così Sassuolo-Napoli di domenica scorsa non è stata un gran partita, tuttt’altro: eppure abbiamo strappato un pareggio che significa, in ogni caso, una forma di reazione non di poco conto.

Ma il plotone d’esecuzione, già schierato, ha scritto e detto di tutto ma poco o nulla su un calcio di rigore “presunto” (spinta a Milik) non degno di una passeggiata dell’arbitro verso la postazione VAR. La parte destruens del tifo azzurro, non è uso a vedere tutte le partite del campionato italiano perché, se seguisse l’Inter, il Milan e la stessa Juventus, riuscirebbe quanto meno ad essere meno acido e considerare quanti punti siano “casuali” giocando un calcio dormiente.
C’è in gioco l’Europa League e giovedì potrem(m)o attendere il sorteggio di venerdì 15 alle 13, col fiato sospeso nel timore di un Chelsea arrabbiato. Potrebbe dunque essere semplice la spiegazione di una partita noiosa, così come sarebbe nobile pensare che Re Carlo non abbia saputo tener desta la concentrazione dopo aver sofferto per la morte di un caro amico.

Nel mondo dorato del calcio milionario, poco spazio viene concesso ai sentimenti, eppure, varrebbe la pena rileggere le parole di Alberto Bucci: L’uomo è fatto di sensazioni, emozioni e debolezze che non è possibile sottoporre ad un controllo programmatico. Se non riusciamo più a emozionarci, come facciamo a emozionare i nostri giovani? Se non ci stupiamo più, sarà difficile stupirli e se i nostri occhi non colgono ciò che c’è di meraviglioso intorno a noi, come possiamo meravigliarli?”. E tutti dovrebbero ricordare come Carlo Ancelotti, a chi gli ha chiesto più volte, perché abbia scelto Napoli, ha risposto: “ Ho scelto Napoli perché mi emoziona”.

Chi vuol vincere soltanto, indossi un po’ di bianco sporcato di nero.
Diana Miraglia

Diana Miraglia
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Giornalista

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